L’intesa commerciale tra Unione Europea e Australia apre nuove prospettive per l’export agroalimentare italiano, grazie all’azzeramento dei dazi su numerosi prodotti chiave, dal vino ai formaggi, dagli ortaggi trasformati ai dolci. A sottolinearlo è Coldiretti, che evidenzia come l’accordo possa rappresentare una leva significativa per la crescita del Made in Italy sui mercati internazionali, pur richiedendo adeguate garanzie sul fronte della tutela delle produzioni nazionali.
L’eliminazione delle tariffe, oggi comprese tra il 5% e l’11%, riguarda comparti strategici e ad alto valore aggiunto, destinati a beneficiare di una maggiore competitività sul mercato australiano. Parallelamente, l’intesa prevede l’estensione della protezione per una lista di prodotti a indicazione geografica, destinata ad ampliarsi nel tempo. Permangono tuttavia alcune criticità: resta consentito l’uso della denominazione “parmesan”, mentre per il Prosecco è previsto un regime transitorio che ne limita l’utilizzo per l’export.
Secondo i dati elaborati da Coldiretti su base Istat, la bilancia commerciale agroalimentare tra Italia e Australia è già oggi fortemente positiva per il nostro Paese, con esportazioni pari a 896 milioni di euro a fronte di importazioni per 81 milioni. Tra i prodotti italiani più esportati figurano le conserve di pomodoro (109 milioni), i dolci (93 milioni), formaggi e latticini (77 milioni), pasta (75 milioni) e vino (71 milioni), segmenti che potranno ulteriormente rafforzarsi grazie alla rimozione delle barriere tariffarie.
Sul fronte opposto, l’Italia importa principalmente grano duro australiano, che rappresenta circa il 43% del totale, oltre a carne bovina, foraggi e uva essiccata. In questo contesto, Coldiretti richiama la necessità di introdurre meccanismi di salvaguardia efficaci e tempestivi, in grado di proteggere le filiere nazionali, in particolare il comparto zootecnico, da eventuali squilibri derivanti dall’apertura commerciale.
