Con circa 670.000 imprese attive, il comparto rappresenta un ecosistema complesso che integra produzione primaria, servizi di supporto e attività connesse, con un forte impatto su occupazione, sostenibilità e competitività internazionale, concentrandosi soprattutto nel Sud Italia e nelle Isole (46,1% del totale nazionale).
La rischiosità creditizia del settore rimane contenuta, con un tasso di default stabile al 2,2%, inferiore al dato nazionale (3%), mentre le cooperative agricole mostrano una resilienza maggiore, con tasso di default all’1,8%, grazie al forte legame tra soci e cooperativa, che mitiga il rischio anche in contesti di crisi. Il micro-settore dell’allevamento e attività connesse presenta un rischio leggermente superiore (2,4%), influenzato da fattori sanitari, ambientali, costi dei mangimi e investimenti strutturali.
Le imprese agricole mostrano una regolarità nei pagamenti commerciali inferiore alla media nazionale, con differenze territoriali marcate: puntualità più alta nel Nord-Est (44,1%) e più bassa nel Sud e Isole (27%), mentre i ritardi oltre 90 giorni arrivano al 7,3% nel Mezzogiorno. Il trend trimestrale evidenzia comunque un miglioramento graduale della puntualità e una riduzione dei ritardi più lunghi.
L’analisi del turnover mostra un calo delle nuove aperture e un aumento delle cessazioni tra il 2022 e il primo semestre 2025, con le imprese più giovani (<5 anni) maggiormente esposte al rischio di cessazione (35% delle chiusure), mentre le realtà più consolidate risultano più stabili.
Gli importi finanziati crescono maggiormente per le Società di Capitali (+40,8%) rispetto a Ditte e Società di Persone (+26,5%), e territorialmente nel Sud e Isole (+40,6%) rispetto al Nord-Est (+29,7%). Tra le regioni, Sicilia e Campania registrano gli incrementi più elevati (+44,3% e +38,7%), mentre Emilia-Romagna e Veneto i minori (+23,8% e +21,9%).
