Tra il 2017 e il 2024 il fenomeno ha registrato una crescita costante quasi ovunque, fino a diventare una delle principali dinamiche di trasformazione urbana.
È quanto emerge dalla ricerca AirMap, presentata al Politecnico di Torino in occasione del convegno “Airbnb nelle città italiane: dati, regolazione e sfide”. Lo studio, promosso da una rete di sedici università e coordinato dal Full – Future Urban Legacy Lab, rappresenta la più ampia analisi finora realizzata sulla diffusione degli affitti brevi in Italia.
Il lavoro utilizza dati AirDna rielaborati in un database dedicato e costruisce per la prima volta una mappa comparabile di sedici città italiane, da Milano a Palermo, passando per Roma, Firenze, Napoli e Venezia. L’obiettivo è colmare la frammentazione informativa che finora ha reso difficile valutare in modo sistematico l’impatto delle piattaforme sul territorio.
I risultati mostrano una geografia molto disomogenea. Le grandi città d’arte come Roma, Milano, Firenze e Venezia risultano vicine alla saturazione del mercato: la crescita degli annunci rallenta, pur a fronte di una domanda turistica ancora molto elevata.
In parallelo, città come Napoli, Torino, Bologna e Palermo mostrano invece una fase di espansione più intensa, con un aumento significativo delle unità attive e dei flussi turistici legati alle piattaforme.
La crescita più marcata si registra però in alcuni mercati emergenti. Bari guida la classifica con un aumento del 245% delle unità tra il 2017 e il 2024, seguita da Genova e Catania, entrambe in forte accelerazione. Anche Bergamo mostra una crescita significativa, segnalando l’estensione del fenomeno oltre le tradizionali destinazioni turistiche.
Dal punto di vista economico, Roma si conferma il principale mercato nazionale con oltre 6 milioni di notti prenotate e ricavi superiori a 1,1 miliardi di euro nel 2024. Milano e Firenze superano i 3,2 milioni di notti, mentre Napoli triplica i volumi rispetto al 2017.
Lo studio evidenzia anche una progressiva professionalizzazione del settore: in città come Venezia, Firenze e Milano oltre il 30% degli alloggi è gestito da grandi operatori con più unità immobiliari, segnando il passaggio da un fenomeno diffuso e occasionale a un mercato sempre più concentrato e strutturato.
