Difesa, energia e sostenibilità dei conti pubblici. Sono questi i tre assi attorno ai quali il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha costruito il suo intervento in videocollegamento al Festival dell’Economia di Trento, delineando la posizione italiana nel confronto con la Commissione europea sulle possibili deroghe al Patto di stabilità.
Il punto politico, ha spiegato il titolare del Tesoro, riguarda l’impossibilità di separare il tema degli investimenti per la sicurezza europea da quello della tutela del sistema produttivo e delle famiglie colpite dall’aumento dei costi energetici. “È per me politicamente impossibile pensare che il governo si presenti in Parlamento chiedendo una deroga di spesa sulla difesa senza fare un ragionamento anche sull’energia”, ha affermato Giorgetti, sottolineando come il sostegno alla competitività industriale rappresenti una condizione necessaria per mantenere consenso e coesione sociale.
L’Italia punta a ottenere da Bruxelles un quadro di maggiore flessibilità che tenga insieme le esigenze strategiche legate alla difesa e gli interventi per contenere gli effetti economici delle tensioni geopolitiche internazionali. Una posizione che riflette la crescente preoccupazione europea per l’impatto del conflitto in Medio Oriente sulle forniture energetiche e sulle catene globali del valore.
Nel dettaglio, Giorgetti ha delineato una traiettoria pluriennale della spesa pubblica: nel 2026 l’attenzione sarebbe concentrata prevalentemente sulle misure energetiche, mentre nel biennio successivo – 2027 e 2028 – assumerebbero maggiore peso gli investimenti legati alla difesa. Un approccio definito “sistemico”, volto a evitare interventi frammentati e a costruire una strategia coerente di politica economica.
Il ministro, intervenuto da Cipro a margine della riunione dell’Eurogruppo, ha inoltre richiamato le valutazioni emerse nei consessi internazionali, incluso il G7 di Parigi. “Le previsioni in caso di un prolungamento del conflitto sono molto serie”, ha osservato, evidenziando che il rischio non riguarda soltanto il prezzo dei carburanti ma anche la tenuta delle filiere industriali europee.
Nella parte finale del suo intervento, Giorgetti ha riportato il dibattito sui fondamentali strutturali dell’economia italiana, soffermandosi sul tema del debito pubblico e della dinamica demografica. Il ministro ha ribadito la necessità di non scaricare nuovi oneri sulle future generazioni, ricordando che il debito nazionale sarà sostenuto da una popolazione progressivamente più ridotta. “Ci si chiede se bisogna fare altro debito oppure no. La risposta che ci siamo dati è quella di non farne”, ha dichiarato.

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