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Alberi monumentali, il Masaf aggiorna l’Elenco nazionale: 82 nuovi esemplari

«Questi giganti verdi non sono solo alberi, sono parte del nostro territorio, della nostra cultura, della nostra storia», ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, sottolineando l’importanza di censire, salvaguardare e curare questi esemplari affinché possano continuare a testimoniare la storia dei territori. Gli alberi inseriti nell’Elenco nazionale si distinguono per il loro valore biologico ed ecologico, legato all’età, alle dimensioni, alla morfologia o alla rarità della specie, ma possono essere riconosciuti anche per il loro valore storico, culturale e religioso.

Molti esemplari sono inoltre legati a elementi architettonici, tradizioni locali e vicende che hanno contribuito nel tempo a definire il paesaggio italiano. Tra i nuovi ingressi figurano esemplari accompagnati da storie e leggende che intrecciano natura e memoria popolare. In Abruzzo, a Pescara, si trova il Pino d’Aleppo “coricato”, caratterizzato da un tronco di oltre due metri di circonferenza che, a seguito di un antico cedimento del terreno, si è adagiato al suolo senza spezzarsi. In Puglia, nella Foresta Umbra sul Monte Sant’Angelo, il Tasso Vetusto supera i tre metri di circonferenza ed è considerato un esemplare millenario, associato nell’antichità sia alla morte, per la tossicità della pianta, sia all’idea di immortalità. In Umbria, a Nottoria, la Roverella presenta un tronco di oltre cinque metri di circonferenza e una chioma particolarmente ampia. La tradizione popolare racconta che proprio la capacità della roverella di trattenere le foglie secche durante l’inverno avrebbe impedito al Diavolo di ottenere il dominio della Terra. Tra gli esemplari più celebri dell’Elenco figurano anche alcuni autentici simboli del patrimonio arboreo italiano. In Toscana, la Quercia delle Streghe, o Quercia di Pinocchio, nel Parco di Villa Carrara, in provincia di Lucca, presenta rami che si estendono parallelamente al terreno per 41 metri ed è legata sia alle leggende sulle streghe sia alla tradizione secondo cui Carlo Collodi avrebbe trovato ispirazione proprio sotto la sua chioma.

In Veneto, nel comune di Longarone, la Sequoia del Vajont raggiunge oltre 32 metri di altezza e porta sul tronco una cicatrice attribuita alla frana del 9 ottobre 1963, diventata nel tempo un segno della memoria della tragedia del Vajont. In Sicilia, nel Parco dell’Etna, il Castagno dei Cento Cavalli è considerato uno degli alberi più antichi d’Italia, con un’età stimata di circa 2.200 anni. Dal 2008 è inoltre riconosciuto dall’Unesco come “Monumento messaggero di pace”. In Calabria, il Platano orientale di Curinga, nel territorio di Catanzaro, supera i 30 metri di altezza e presenta un tronco cavo al cui interno possono entrare diverse persone.

In Sardegna, l’Olivastro di Luras, a Santu Baltolu, è stimato in circa 3.000 anni ed è considerato uno degli esemplari più antichi d’Italia e d’Europa. In Puglia, il Platano dei Cento Bersaglieri sviluppa una chioma di circa 700 metri quadrati ed è legato alla tradizione secondo cui Federico II di Svevia avrebbe trovato riparo sotto i suoi rami insieme ai propri uomini durante un violento temporale. Nel Lazio, infine, la Quercia di Manildo, nel territorio di Acquapendente, presenta una chioma di circa 500 metri quadrati ed è stata preservata grazie all’intervento dell’agricoltore Manildo Lombardelli, che nel 1968 ne impedì l’abbattimento.

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