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Allianz Trade su accordo Usa-Iran su Hormuz: effetti economici positivi ma ripresa lenta

Secondo l’analisi della società, la riapertura del corridoio marittimo di Hormuz non porterà a una normalizzazione immediata dei flussi energetici. Le operazioni tecniche necessarie, tra cui lo sminamento delle aree interessate e il ripristino della fiducia degli operatori, richiederanno tempo.

La ripresa dell’offerta petrolifera sarà quindi graduale: si stima che circa il 65% dei flussi persi possa tornare operativo entro tre mesi e l’80% entro quattro mesi, con una piena normalizzazione prevista solo verso la fine del 2026.

Sul fronte dei prezzi, la riduzione delle tensioni internazionali dovrebbe favorire un calo del petrolio Brent, atteso intorno agli 80 dollari al barile nel terzo trimestre 2026, con una successiva discesa verso 75 dollari e circa 67 dollari nel 2027.

Tuttavia, il calo delle quotazioni non si rifletterà immediatamente sulle famiglie e sulle imprese. Gli aumenti già registrati continueranno infatti a trasferirsi lungo le catene produttive, mantenendo alta la pressione sui prezzi al consumo.

Allianz Trade prevede che l’inflazione debba ancora raggiungere il suo punto massimo: negli Stati Uniti potrebbe attestarsi mediamente al 3,3% nel 2026, mentre nell’Eurozona potrebbe arrivare intorno al 3,4% nel quarto trimestre dell’anno.

Lo shock energetico avrà inoltre effetti diversi sulle principali economie. Gli Stati Uniti, grazie al ruolo di esportatori netti di energia, potranno compensare parte degli impatti negativi attraverso maggiori entrate e investimenti. L’Europa, più dipendente dalle importazioni energetiche, appare invece più vulnerabile, con margini fiscali ridotti e una crescita già debole.

Per le famiglie europee, il quadro resterà complesso per tutto il 2026: l’aumento dei costi energetici continuerà a ridurre il potere d’acquisto, frenando i consumi. La ripresa dei salari reali è attesa soltanto nel 2027, mantenendo elevata la prudenza dei consumatori.

Anche le imprese si troveranno davanti a una situazione ambivalente. La diminuzione dei costi energetici offrirà un vantaggio ai settori più esposti, come trasporti e petrolchimica, ma la domanda ancora debole e gli elevati costi del lavoro continueranno a comprimere i margini.

Infine, secondo Allianz Trade, le banche centrali dovranno affrontare un equilibrio particolarmente delicato tra inflazione persistente e rallentamento economico. Non vengono esclusi ulteriori interventi sui tassi nel 2026, con il rischio però di una politica monetaria troppo restrittiva proprio in una fase di fragilità della crescita, soprattutto in Europa.

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