Skip to content Skip to footer

Ambasciatore Pala: “L’ingresso della Svezia nella Nato significa la prospettiva di un ulteriore grande salto di qualità”

L’Ambasciatore d’Italia a Stoccolma, Michele Pala, rilascia a Relazioni Internazionali la sua prima  intervista a un giornale italiano, dopo la presentazione delle credenziali. L’Ambasciatore Pala ha presentato le proprie credenziali al Governo svedese  lo scorso 15 febbraio e, per il nostro giornale, è stato un privilegio ottenere la prima intervista, all’indomani del suo insediamento.

“Poter servire la Patria, in particolare rappresentandola all’estero, è una grande responsabilità ma anche un onore e un privilegio. È con questo spirito che interpreto il mio mandato di Ambasciatore d’Italia in Svezia” si legge nel messaggio del diplomatico pubblicato nel sito web dell’Ambasciata.

L’Ambasciata, che si avvale anche di un ufficio dell’Addetto alla Difesa e di un Addetto scientifico, guida e coordina un Sistema Italia articolato, composto da un Istituto di Cultura, che ospita una antenna dell’ Enit e da un ufficio dell’ Agenzia Ice che, assieme alla Camera di Commercio italiana in Svezia, si occupa dell’internazionalizzazione delle imprese, promuove il sistema produttivo, la cultura e le eccellenze italiane, assiste i connazionali e risponde all’ampiezza e diversificazione raggiunti dai rapporti bilaterali tra Italia e Svezia che spaziano in tutti i settori da quelli tradizionali a quelli più innovativi.

Ambasciatore Pala, lo scambio commerciale Italia-Svezia è cresciuto in maniera significativa negli ultimi anni, quali sono stati i numeri del 2023 e quali sono le prospettive di crescita del 2024?

È vero, l’interscambio commerciale tra Italia e Svezia continua a crescere a ritmo costante nonostante l’inevitabile calo durante il periodo della pandemia. Prendendo in esame l’ultimo quinquennio, si è infatti registrato un incremento medio di oltre il 20% con un saldo leggermente attivo per l’Italia. I dati cumulativi relativi al 2023 non sono purtroppo ancora disponibili ma – al netto di qualche oscillazione tra importazioni ed esportazioni su cui ha influito probabilmente anche un certo indebolimento della corona svedese rispetto all’euro – guardando alla tendenza del primo semestre, nonostante la situazione economica non sia stata particolarmente florida né in Svezia né in Italia, il volume d’interscambio si prospetta in linea con quello del 2022. Parliamo di oltre 12 miliardi di euro, il che vuol dire che importiamo ed esportiamo più da e verso la Svezia che non da e verso mercati molto più grandi come Brasile e Messico, solo per citare paesi che conosco bene essendomene occupato nel mio precedente incarico. Per il futuro dovrebbero esserci le condizioni per una ulteriore crescita dell’interscambio, considerato che, non solo il potenziale resta ancora ampio, ma, secondo le più recenti stime del Governo svedese, questa economia dovrebbe stabilizzarsi quest’anno e tornare a crescere più decisamente nel 2025. Il “Sistema Paese” in Svezia continuerà ad avere tra le proprie priorità l’ulteriore sviluppo delle opportunità sia in ambito commerciale che degli investimenti. Vogliamo portare più Italia in Svezia ma anche più Svezia in Italia.

L’Italia eccelle in Svezia in settori quali enogastronomia, tecnologia e ricerca applicata. Quali altri comparti sono attrattivi per un’impresa italiana che vuole investire in Svezia?

Anche se sono arrivato qui solo da poco, le posso confermare che ho subito avuto la netta impressione di quanto l’immagine dell’Italia sia ben presente e definita presso il pubblico svedese e quanto apprezzati siano i tradizionali aspetti del brand Italia. Su queste solide basi possono essere costruite interessanti proposte di ulteriore sviluppo per le aziende italiane, sia innestando innovazione sui settori già sfruttati, sia proponendo le meno conosciute eccellenze italiane nei comparti di interesse specifico per la Svezia. Il mercato svedese presenta un ulteriore potenziale soprattutto nelle nicchie di eccellenza del biologico e del sostenibile. Promuovere questi settori può dare risultati interessanti in considerazione della sensibilità su questi temi e dell’alto potere di spesa della gran parte del pubblico svedese. Altri fattori di cui imprese italiane anche di altri settori possono approfittare in Svezia è l’alto livello di digitalizzazione, la proposta di materiali innovativi, low cost e sostenibili, l’attenzione agli aspetti etici, localizzati e sociali della produzione, tutti argomenti molto apprezzati su questo mercato. Si possono poi esplorare ulteriori collaborazioni in ambiti dove la Svezia si propone all’avanguardia, come i servizi tecnologici legati alla finanza e sistemi di pagamento, le scienze della vita e tutto quanto deriva da una cooperazione scientifico-tecnologica bilaterale sempre più intensa. Tenendo poi conto che l’ecosistema delle start up e dell’innovazione in Svezia può contare su fonti di finanziamento accessibili anche da imprenditori esteri che volessero collaborare con partner locali.

La Svezia ha detto addio al carbone nel 2020 ed è molto concentrata nella transizione verde. E’ un modello europeo da seguire?

La riduzione dell’impatto climatico è da sempre un obiettivo della Svezia. Nel 2020 il 60% dell’energia totale utilizzata dagli svedesi proveniva da fonti rinnovabili. Per la sua struttura, la Svezia deve mitigare l’impatto del trasporto dell’energia dal nord, dove si concentra la produzione idroelettrica, ed il sud dove si concentrano produzione industriale, servizi e la maggioranza della popolazione, uno scenario che determina un divario di costi e di disponibilità energetica. E per realizzare la transizione climatica, si stima che la Svezia debba raddoppiare la sua produzione di energia elettrica entro il 2045, obiettivo per il quale sono previsti ingenti investimenti.

Uno dei provvedimenti più rilevanti in materia di energia di questo Governo è la trasformazione della politica energetica dal 100% “rinnovabile” al 100%  “senza uso stata di combustibili fossili” che comporta lo sviluppo del settore nucleare sia eventualmente riavviando reattori spenti che costruendone di nuovi, con particolare riguardo alla tipologia dei reattori compatti.

Le donne hanno ruoli centrali in tutti gli ambiti della società svedese. In Italia ci sono 12 Consolati svedesi, 6 guidati da donne. Possiamo imparare qualcosa dalle politiche del governo svedese in ambito femminile?

Anche tra gli uffici consolari onorari italiani ce ne sono guidati da donne, come quello di Malmo, una delle principali città svedesi e per restare in tema di presenza femminile anche la responsabile dell’Ufficio Ice di Stoccolma è una signora, senza dimenticare il ruolo centralissimo che in Italia è svolto da una donna addirittura Capo del Governo.  Ciò ricordato è innegabile che sulla parità di genere la Svezia sia sempre stata tra i paesi più all’avanguardia. Uno dei primissimi incontri che ho avuto al mio arrivo a Stoccolma il mese scorso è stato con una qualificata e nutrita delegazione di imprenditrici di Parma venute in Svezia proprio in viaggio di studio che aveva ad oggetto anche le politiche a sostegno dell’imprenditoria femminile. Ma si trattava appunto di una delegazione espressione a sua volta di una valorizzazione del ruolo della donna. Credo ci siano sempre margini per apprendere reciprocamente e mettendo a confronto le migliori prassi.

La Svezia è prossima all’ingresso nella Nato. Che cosa significa questo per i rapporti con l’Italia?

Significa la prospettiva di un ulteriore grande salto di qualità: non solo solidi amici, non solo membri della grande famiglia dell’Unione Europea fondata sulla condivisione dei valori fondamentali, ma presto anche alleati.  Significa che i legami che l’Italia avrà con la Svezia saranno come quelli che il nostro paese ha solo con un ristretto numero di paesi a livello mondiale con tutto ciò che ne deriva anche in termini condivisione degli impegni rispetto alle sfide comuni di un mondo che cambia. Prima tra tutte, parlando di Nato, quella della sicurezza, che comporta prospettive di sviluppo non solo della cooperazione militare ma anche di quella industriale.  Non è un caso che i piloti della forza aerea svedese abbiano iniziato per la prima volta ad addestrarsi nelle basi italiane e che la Marina Militare italiana sia già presente nei mari adiacenti la Svezia nell’ambito di attività di pattugliamento della Nato.

Speriamo che la prossima volta che una delle unità di eccellenza della nostra flotta farà sosta in un porto svedese possa farlo da nave alleata, battendo anche la bandiera della Nato.

Adriana Caccia

Riproduzione riservata ©

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...