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Argentina, conto da pagare per Javier Milei: le riserve negative della Banca Centrale

Nell’ultimo giorno del governo Alberto Fernandez-Miguel Pesce, le riserve sono rimaste ai minimi storici dopo quattro anni di pesanti perdite, da ricomporre per fare spazio al suo obiettivo di eliminare la trappola del tasso di cambio e risanare l’economia.

Gli economisti concordano sul fatto che il governo Frente de Todos ha lasciato la Banca Centrale con preoccupanti cifre negative nelle sue riserve nette.

Il rosso stimato sarebbe compreso tra 11 e 12 miliardi di dollari, i livelli più bassi dell’intera serie storica. La cifra lasciata da Fernandez rappresenta una perdita significativa durante i suoi quattro anni di mandato. Secondo i calcoli degli economisti, alla fine del mandato di Mauricio Macri, le riserve nette, già in calo nel pieno della crisi, ammontavano a circa 12 miliardi di dollari. La grande perdita di riserve si è verificata nonostante le forti restrizioni valutarie applicate da Fernandez, che si sono approfondite durante i quattro anni di gestione, con l’obiettivo di contenere il deflusso di valuta estera, anche se l’effetto è stato esattamente opposto ed ha contribuito notevolmente al risultato negativo.

Secondo l’economista Gabriel Caamano, dietro le difficoltà della Banca Centrale in termini di riserve ci sono proprio le restrizioni sui cambi, che finiscono sempre per generare perdite di valuta estera perché “nessuno vende ciò che non può comprare”.

 “Mentre nel mercato ufficiale si vende sempre meno e si tenta di comprare di più, la Banca Centrale finisce per essere l’unico venditore netto e perde sistematicamente le riserve. Per questo motivo la repressione valutaria e finanziaria era in costante aumento», spiega lo specialista.  Pablo Repetto, di Aurum Valores, concorda sul fatto che le riserve sono diminuite drasticamente perché il modello economico è stato impostato in modo tale che non poteva che finire in perdita, soprattutto perché non c’erano incentivi per l’ingresso di dollari nel paese e il tasso di cambio ufficiale è stato mantenuto. Nell’ultimo anno la siccità ha influito sulla liquidazione delle valute agricole, ma va notato che il minor raccolto è stato parzialmente compensato dai buoni prezzi internazionali delle materie prime. Inoltre nel 2021 e nel 2022 si sono verificate liquidazioni record dovute al buon raccolto e ai prezzi internazionali ai massimi. Secondo i calcoli del Ppi, la perdita cumulata maggiore si registra nella voce “altri”, che contiene in gran parte l’intervento effettuato dalla Centrale sulle quotazioni dei dollari scambiati in Borsa, con l’obiettivo di ridurre le pressioni sui tassi di cambio. Degli oltre 22 miliardi di dollari netti persi negli ultimi quattro anni, questa voce ha accumulato una perdita netta di 18,5 miliardi di dollari. È stato seguito, di gran lunga, dai pagamenti del debito verso le organizzazioni internazionali, che hanno avuto una variazione negativa di 9,65 miliardi di dollari. Nel frattempo, negli acquisti netti di valuta estera l’entità ha aggiunto 6,1 miliardi di dollari. (Ice Buenos Aires)

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