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Artigianato in Puglia, crescita moderata nel 2025, pesa l’eredità del decennio

Tenuta complessiva e timidi segnali di ripresa, ma un bilancio di lungo periodo ancora pesante. È questa la fotografia dell’artigianato pugliese che emerge dai dati Movimprese di Unioncamere–Infocamere, aggiornati a dicembre 2025 e analizzati dal centro studi di Casartigiani Puglia.

La regione chiude il 2025 con 373.787 imprese registrate e un saldo positivo di 4.292 unità, pari a un tasso di crescita dell’1,15%, superiore alla media nazionale (0,96%). Un risultato che segnala una moderata ripresa del comparto, nonostante l’aumento dei costi, le difficoltà di accesso al credito e la compressione dei margini, soprattutto nelle filiere più tradizionali come manifattura, autoriparazione e piccole costruzioni.

Il quadro cambia se si allarga l’orizzonte temporale: negli ultimi dieci anni la Puglia ha perso oltre 6.000 imprese artigiane individuali, con una contrazione del 9,1%. Una perdita che ha colpito in modo particolare micro-botteghe e mestieri storici. «L’artigianato non è in via di estinzione, ma resiste e si trasforma – spiega Stefano Castronuovo, coordinatore regionale di Casartigiani Puglia –. Preoccupano però i dati del decennio: soffrono soprattutto le imprese individuali, schiacciate da costi, burocrazia e mancanza di ricambio generazionale».

Sul piano territoriale emergono forti differenze. Bari si conferma il baricentro regionale, con saldo positivo superiore alla media pugliese, trainato da costruzioni artigiane e servizi alle imprese, mentre restano in difficoltà alcune nicchie della manifattura tradizionale. Lecce mostra un artigianato dinamico, sostenuto da servizi, turismo e comparto casa, ma con criticità nella manifattura e nel commercio dei centri minori. Brindisi cresce grazie a edilizia, impiantistica, logistica ed energia, ma fatica a integrare le microimprese nelle grandi filiere.

Nella Bat la crescita è più contenuta: tiene la manifattura, ma pesano i ritardi su innovazione ed export. Taranto resta l’anello più fragile, condizionato dalle incertezze industriali e portuali, nonostante la tenuta di edilizia e servizi. Foggia registra una situazione di stabilità senza slanci, con un artigianato legato all’agroalimentare e ai servizi di prossimità, ma con margini sempre più compressi.

Per Casartigiani Puglia non esiste un’unica realtà regionale, ma sei territori con bisogni diversi. Da qui la richiesta di un tavolo regionale permanente sull’artigianato, politiche differenziate, maggiore accesso al credito per micro e piccole imprese, incentivi mirati per investimenti 4.0 e green e un utilizzo più efficace dei fondi europei. «L’artigianato è una rete di competenze che tiene insieme città e borghi – conclude Castronuovo –. Ora servono scelte politiche coraggiose per sostenerlo davvero».

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