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Le quotazioni del jet fuel sono in calo, ma il settore resta sotto pressione

A poche settimane dall’avvio della stagione estiva, il turismo organizzato italiano continua a risentire degli effetti della fase di volatilità dei mercati energetici, che ha già inciso in modo significativo sui costi della filiera del trasporto aereo e dei pacchetti di viaggio, secondo quanto riferisce Assoviaggi.

Secondo i dati del Jet Fuel Price Monitor di Iata, le quotazioni del jet fuel sono scese nell’ultima settimana a 141,64 dollari al barile, con una diminuzione dell’11,4% rispetto alla settimana precedente. Un segnale definito positivo dagli operatori, ma ritenuto ancora insufficiente a determinare un reale alleggerimento dei costi per imprese e consumatori.

Il calo arriva infatti dopo mesi di aumenti e forte volatilità che hanno già portato a un adeguamento strutturale dei prezzi nei contratti, nelle tariffe aeree e nei pacchetti turistici. Di conseguenza, l’impatto sui margini delle imprese e sulle decisioni di acquisto dei viaggiatori continua a essere significativo, mentre la stabilità del cambio euro-dollaro non compensa lo shock energetico accumulato.

Secondo il Presidente i Assoviaggi, la riduzione del costo del carburante dovrebbe tradursi in un adeguamento delle tariffe aeree, mentre il rischio è una possibile contrazione della domanda interna e un indebolimento del turismo organizzato.

Il presidente ha inoltre sottolineato come la frequenza di shock esterni confermi un contesto ormai strutturalmente instabile, chiedendo l’istituzione di un fondo nazionale ed europeo per il turismo organizzato, in grado di garantire interventi rapidi e mirati a sostegno delle imprese del settore.

“Il calo del jet fuel è un segnale importante, ma arriva dopo settimane di rincari che hanno già avuto un impatto concreto su prezzi, margini e domanda”, ha dichiarato Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi. “Oggi il problema non è più l’emergenza, ma il rischio che questi livelli di costo diventino strutturali”.

 

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