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Autonomia differenziata: il potere dello Stato nello sviluppo urbano

Uno studio guidato dall’Università di Padova con la collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata analizza gli effetti del decentramento amministrativo e delle forme di federalismo a partire dalla riforma napoleonica del 1806.

La ricerca  è stata condotta da Giulio Cainelli e Roberto Ganau del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova e da Carlo Ciccarelli dell’Università di Roma Tor Vergata. Lo studio valuta come i cambiamenti nella gerarchia amministrativa di un Paese influenzino lo sviluppo urbano, utilizzando la riforma amministrativa napoleonica del Regno di Napoli come esperimento storico per confrontare i capoluoghi di distretto con funzioni sovracomunali rispetto alle città non capitali.

La riforma napoleonica del 1806

La riforma suddivise le dodici province storiche in quaranta distretti, unità intermedie tra provincia e comuni, individuando i capoluoghi secondo criteri di centralità spaziale. Questi centri divennero sedi di funzioni amministrative e rappresentarono la prima presenza statale capillare nell’Italia meridionale continentale, con funzionari, militari e forze di polizia a supporto del Sottintendente. L’evidenza storica mostra che i capoluoghi distrettuali registrarono, nei decenni successivi, una maggiore crescita demografica e industriale, oltre a una più intensa dotazione di infrastrutture e beni pubblici locali. Nonostante l’abolizione dei distretti nel 1927, tali comuni continuarono a beneficiare dei processi avviati durante il dominio francese.

Implicazioni per l’economia moderna

Dall’analisi emergono due implicazioni generali: la presenza dello Stato sul territorio è determinante per l’occupazione e per l’offerta di servizi come infrastrutture, sicurezza e welfare; inoltre, il decentramento amministrativo può influenzare la gerarchia urbana, incidendo sui percorsi di sviluppo locale e sulla geografia economica di un Paese.

«L’analisi presenta rilevanti implicazioni sul piano nazionale e internazionale – commenta Roberto Ganau, Università di Padova–. In Italia, il dibattito sull’autonomia differenziata riapre la discussione sul decentramento e sulle forme di federalismo più idonee a sostenere lo sviluppo economico, soprattutto nel Mezzogiorno».

«In prospettiva internazionale – aggiunge Giulio Cainelli, Università di Roma Tor Vergata.– il nostro lavoro è coerente con i processi di “urbanizzazione amministrativa” osservati in Cina dopo le riforme economiche del 1978: l’attribuzione di funzioni politico-amministrative a città di piccola e media dimensione ha favorito urbanizzazione e agglomerazione in molte regioni».

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