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Autonomia differenziata, Svimez: si rischia di ampliare i divari territoriali

È quanto emerge dall’audizione della Svimez presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame degli schemi di intesa tra il Governo e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Secondo l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, le richieste avanzate dalle quattro Regioni risultano sostanzialmente omogenee per contenuti, funzioni e motivazioni, configurando una situazione definita come una “differenziazione senza differenze”. Un approccio che, secondo la Svimez, non risponderebbe alle indicazioni della Corte costituzionale, che ha evidenziato la necessità di motivare l’attribuzione di maggiori competenze sulla base delle specifiche caratteristiche territoriali.

L’analisi evidenzia come il modello proposto rischi di trasformarsi in una forma di “sovraregionalismo” del Nord, caratterizzata dall’attribuzione di analoghi livelli di autonomia a più Regioni non in ragione delle loro peculiarità, ma della comune appartenenza geografica.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema della tutela della salute, considerato uno degli ambiti più delicati nel processo di trasferimento delle competenze. La Svimez sottolinea che ulteriori margini di autonomia sostenuti da risorse proprie potrebbero rafforzare le disparità esistenti tra i sistemi sanitari regionali, soprattutto in assenza di efficaci strumenti di perequazione delle capacità fiscali.

In tale scenario, le Regioni dotate di una maggiore capacità finanziaria potrebbero incrementare ulteriormente la qualità e l’offerta dei servizi sanitari, attirando un numero crescente di pazienti e professionisti dalle aree economicamente più fragili. Una dinamica che rischierebbe di alimentare la mobilità sanitaria, sottraendo risorse alle regioni di provenienza e aumentando, al contempo, la pressione sulle strutture delle regioni maggiormente attrattive.

Per la Svimez, l’autonomia regionale può rappresentare uno strumento utile per migliorare l’efficacia dell’azione pubblica e la qualità dei servizi ai cittadini, ma solo all’interno di un quadro di federalismo cooperativo fondato su livelli essenziali delle prestazioni effettivamente garantiti, adeguati meccanismi di perequazione e politiche pubbliche orientate alla riduzione degli squilibri territoriali.

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