Il risparmio non è stato considerato soltanto una grandezza finanziaria, ma una parte della ricchezza nazionale che ha richiesto tutela. Nell’esprimere la posizione di Coldiretti, il segretario generale Vincenzo Gesmundo ha richiamato l’articolo 47 della Costituzione, che ha affidato alla Repubblica proprio il compito di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme.
Da questa prospettiva, la scelta tra un’operazione a forte presenza francese e una soluzione costruita attorno a Mps, Bper e Intesa Sanpaolo è diventata, nella lettura di Coldiretti, anche una scelta di politica economica. Non si è trattato soltanto di decidere chi avrebbe controllato determinati istituti, ma di interrogarsi su quale sistema finanziario avrebbe accompagnato lo sviluppo dell’economia italiana.
Il tema ha assunto un peso ancora maggiore per il mondo agricolo. Il sistema agroalimentare italiano ha raggiunto un valore di 707 miliardi di euro e ha dato lavoro a 4 milioni di persone. Un sistema di queste dimensioni ha avuto bisogno di banche solide, capaci di sostenere gli investimenti e di mantenere il credito vicino alle imprese e ai territori.
Per questo il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha sostenuto l’operazione Intesa Sanpaolo-Bper, collegando la tutela del risparmio alla necessità di rafforzare l’economia italiana. È una posizione che ha avuto una sua logica: così come la sovranità alimentare ha richiesto filiere forti e radicate nel Paese, anche la ricchezza finanziaria ha avuto bisogno, secondo Coldiretti, di interlocutori capaci di guardare allo sviluppo nazionale.

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