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Bce, Rapporto sulla convergenza: progressi ma restano criticità su inflazione e conti pubblici

La Bce rileva che, rispetto al 2024, i miglioramenti sono stati limitati a causa del protrarsi di diversi fattori di pressione: la guerra in Ucraina, le tensioni commerciali globali e le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. L’aumento dell’incertezza geopolitica e la volatilità dei mercati energetici hanno inciso sulle prospettive di crescita e sull’andamento dell’inflazione.

Nonostante il quadro internazionale complesso, le economie analizzate hanno dimostrato una buona capacità di tenuta, con dinamiche di crescita differenti tra i vari Paesi. Tuttavia, permangono rilevanti differenze nel percorso di convergenza.

Sul fronte della stabilità dei prezzi, tre dei cinque Stati esaminati presentano un’inflazione media superiore al valore di riferimento del 2,7%. La situazione più critica riguarda la Romania, mentre Ungheria e Polonia registrano valori superiori alla soglia, seppure in misura più contenuta. Repubblica Ceca e Svezia risultano invece al di sotto del parametro europeo.

Il quadro della finanza pubblica mostra un peggioramento rispetto al precedente rapporto. Nel 2025 Ungheria, Polonia e Romania hanno superato il limite europeo del 3% del Pil per il deficit pubblico. Il rapporto debito/Pil resta sotto la soglia del 60% nella maggior parte dei Paesi analizzati, ma l’Ungheria ha già oltrepassato il limite e le proiezioni indicano possibili superamenti anche per Polonia e Romania nel 2026.

A seguito dell’aumento dei disavanzi, cresce il numero degli Stati sottoposti alla procedura per deficit eccessivo: oltre alla Romania, già coinvolta dal 2020, sono entrate nella procedura anche Ungheria e Polonia.

Un ulteriore elemento di debolezza riguarda il criterio del cambio: nessuno dei cinque Paesi partecipa agli Accordi europei di cambio (Aec II), requisito necessario nella fase precedente all’adozione dell’euro. Alcune valute hanno inoltre registrato oscillazioni significative nei confronti della moneta unica.

Anche i tassi di interesse a lungo termine restano un fattore di distanza dai parametri europei. Polonia, Ungheria e Romania superano il valore di riferimento del 5,1%, indicando condizioni finanziarie ancora non pienamente allineate agli standard dell’area euro.

La Bce evidenzia infine l’importanza della qualità istituzionale e della governance per garantire una convergenza stabile nel tempo. Secondo gli indicatori internazionali, permangono margini di miglioramento soprattutto in Ungheria e Romania, mentre la Svezia presenta una situazione più favorevole.

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