Il dato che emerge con maggiore forza è l’elevata fiducia dei dipendenti, con un Trust Index medio dell’85%, in crescita rispetto al 2025 (84%), e una differenza di 10 punti percentuali rispetto alle aziende certificate non presenti in classifica, che sale fino a +41% rispetto alla norma italiana (44%). L’Overall Satisfaction raggiunge l’87%, confermando come ambienti di lavoro basati su ascolto e fiducia generino solidità finanziaria e performance aziendali.
Il risultato economico riflette il benessere organizzativo: i Best Workplaces Italia hanno registrato una crescita media del fatturato del +20%, contro l’1% delle altre aziende italiane nel settore industria e servizi. Settore It (25,3%) guida il ranking, seguito da biotecnologie e farmaceutico (14,67%) e servizi finanziari e assicurativi (12%); dal punto di vista territoriale, il 72% delle organizzazioni ha sede in Lombardia (49,3%) e Lazio (22,67%), con 11 regioni rappresentate su 20.
Analizzando il profilo dei collaboratori, il 50% è maschio e il 49% femmina, il 76% sono collaboratori, mentre il 47% appartiene alla generazione Millennial, il 44% alla Generazione X e il 10% alla Gen Z. Tra i fattori che rendono unico l’ambiente di lavoro, i dipendenti indicano supporto e aiuto (21%), atmosfera (13%) e collaborazione (12%), mentre spazio di lavoro, orari e flessibilità pesano solo per l’8%. Tra i miglioramenti richiesti spiccano retribuzione (19%), processi interni (17%) e comunicazione (16%).
Il divario tra piccole e grandi aziende emerge anche nel Trust Index: le piccole realtà registrano 94%, le medie 88%, le medio-grandi 85% e le grandi e super grandi 79%. “Le aziende certificate Great Place to Work e in classifica mostrano performance economiche superiori e un valore di mercato significativamente più elevato, circa tre volte la capitalizzazione dell’S&P 500 – dichiara Alessandro Zollo – L’ascolto delle persone è strettamente collegato a solidità finanziaria, innovazione e maturità digitale, il cosiddetto “Great Place to Work Effect””.
