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Bio, il marchio italiano prova a rilanciare il settore

Il Marchio Biologico Italiano arriva in una fase delicata per il comparto, alle prese con il rallentamento delle nuove conversioni, l’aumento delle importazioni e un carico burocratico sempre più pesante. Per Coldiretti Bio, il nuovo strumento può contribuire a rafforzare l’identità delle produzioni nazionali e offrire ai consumatori un elemento immediato per riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana.

Nel 2025 la superficie agricola biologica è diminuita del 5,4%, mentre gli operatori sono calati dell’1,8%. Il dato va tuttavia inserito in un quadro di lungo periodo ancora positivo: nell’ultimo decennio gli ettari coltivati con metodo biologico sono cresciuti del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più. A preoccupare è soprattutto la frenata delle nuove adesioni. La superficie già convertita è rimasta sostanzialmente stabile, mentre quella in conversione è crollata del 24,4%.

Il calo interessa in particolare prati permanenti e superfici foraggere, evidenziando le difficoltà della zootecnia biologica, stretta tra costi produttivi crescenti e prezzi non sempre sufficienti a garantire una remunerazione adeguata agli allevatori.

A pesare sul settore è anche la concorrenza internazionale. Le importazioni di prodotti biologici sono aumentate del 25%, intercettando una parte della domanda interna con produzioni a basso costo. In questo scenario, il marchio nazionale punta a rendere più riconoscibile l’origine italiana e a valorizzare il prodotto delle aziende agricole del Paese.

Resta però il nodo della burocrazia. Secondo Coldiretti Bio, un’azienda biologica deve sostenere un aggravio burocratico di almeno 30% rispetto a un’impresa convenzionale. Certificazioni, registrazioni e controlli si aggiungono ai vincoli produttivi e agli effetti del cambiamento climatico, aumentando i costi proprio mentre il mercato non sempre riconosce un valore sufficiente alle produzioni bio.

«Il marchio è un tassello fondamentale, ma ora dobbiamo creare le condizioni perché produrre biologico in Italia torni ad essere sempre più conveniente», sottolinea Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio. Tra le priorità indicate ci sono meno burocrazia, risorse certe e reciprocità delle regole, affinché i prodotti che entrano nel mercato europeo rispettino gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani.

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