Per Coldiretti Bio, il voto rappresenta un passo avanti verso una maggiore trasparenza delle importazioni, ma resta aperta la sfida della semplificazione amministrativa per un comparto che continua a sostenere un carico burocratico sensibilmente superiore rispetto all’agricoltura convenzionale.
Secondo l’associazione, la relazione approvata – anche grazie agli emendamenti di compromesso presentati dalla relatrice italiana – ha evitato che il confronto parlamentare si spostasse su aspetti tecnici che avrebbero potuto mettere in discussione alcuni principi cardine del biologico.
Tra le novità più rilevanti figura il rafforzamento delle regole sull’utilizzo del logo biologico europeo per i prodotti provenienti dai Paesi extra Ue. Il testo rende infatti più restrittivo il ricorso al marchio rispetto alla proposta originaria della Commissione europea, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza ai consumatori e condizioni di concorrenza più eque.
La misura assume particolare rilievo alla luce del forte incremento delle importazioni di prodotti biologici registrato nel 2025, aumentate del 26% rispetto all’anno precedente.
Valutazione positiva anche per le modifiche alla certificazione di gruppo, considerate uno strumento utile a favorire l’accesso al biologico da parte delle piccole aziende agricole, riducendo costi e adempimenti. Per Coldiretti Bio, tuttavia, il percorso di semplificazione resta incompleto e richiede interventi più incisivi per alleggerire gli oneri amministrativi che frenano la competitività delle imprese.
Restano inoltre alcune criticità sul fronte della zootecnia biologica. In particolare, l’associazione esprime perplessità sulla possibilità di ricorrere ai cosiddetti “sistemi innovati di stabulazione” come alternativa all’accesso permanente al pascolo per i ruminanti, una soluzione che – secondo Coldiretti Bio – rischia di favorire forme di intensificazione degli allevamenti, in contrasto con i principi del biologico.
«L’auspicio – afferma la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni – è che nei prossimi passaggi del confronto istituzionale europeo vengano eliminati gli elementi di scarsa chiarezza e le ulteriori complicazioni. Il settore biologico ha bisogno di regole semplici, stabili e certe, capaci di garantire una concorrenza leale tra i produttori europei e di mantenere elevato il livello di tutela e fiducia dei consumatori».
