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Buenos Aires punta sulle terre rare per rafforzare il mercato delle materie critiche

Un gruppo di ricerca del Conicet ha avviato un programma di esplorazione delle paleocoste della provincia per individuare giacimenti di minerali strategici destinati alle filiere dell’energia pulita e delle tecnologie avanzate.

Il progetto punta a realizzare una mappatura delle risorse attraverso strumenti cartografici digitali, trasformando la ricerca scientifica in un supporto concreto per le future politiche industriali e minerarie del Paese.

Le terre rare, insieme a litio, rame e cobalto, rientrano tra i minerali critici indispensabili per la produzione di veicoli elettrici, turbine eoliche e altre tecnologie legate alla decarbonizzazione. La domanda mondiale di queste materie prime è destinata a crescere nei prossimi decenni, mentre la loro estrazione e raffinazione restano concentrate in un numero limitato di Paesi, rendendo strategica la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Tra gli elementi al centro della ricerca figura il neodimio, utilizzato per la produzione di magneti permanenti ad alte prestazioni, componenti essenziali per migliorare l’efficienza dei motori elettrici e ridurre i consumi energetici. L’obiettivo degli studiosi è individuare concentrazioni sufficientemente elevate da rendere l’estrazione economicamente sostenibile e compatibile con la tutela dell’ambiente.

L’iniziativa è finanziata dal Fondo per l’Innovazione Tecnologica di Buenos Aires (Fitba) e coinvolge il gruppo di Sedimentologia per l’Esplorazione e lo Sviluppo del Cig, specializzato nell’individuazione degli ambienti sedimentari in cui tendono ad accumularsi i minerali pesanti.

Pur essendo già uno dei principali produttori mondiali di litio, l’Argentina dispone ancora di conoscenze limitate sul potenziale delle proprie terre rare. Il progetto mira quindi a colmare questo gap informativo, creando una base scientifica utile sia ad attrarre futuri investimenti nel settore minerario sia a definire un quadro normativo capace di coniugare sviluppo industriale e sostenibilità ambientale.

Le attività di ricerca non interessano le spiagge attuali, ma le paleocoste, antiche linee di riva oggi sepolte, formatesi migliaia di anni fa. Questi depositi sedimentari conservano minerali pesanti trasportati e concentrati dalle correnti marine nel corso dell’evoluzione geologica. Un indicatore della loro presenza è rappresentato dalle cosiddette sabbie nere, il cui colore è dovuto all’elevata concentrazione di minerali densi.

Le prime indagini sono in corso nell’area di Carmen de Patagones, dove i ricercatori effettuano rilievi geologici, scavi e campionamenti grazie alla collaborazione delle autorità locali e dei proprietari dei terreni. I campioni vengono successivamente sottoposti ad analisi chimiche, geochimiche e mineralogiche per verificare la presenza di risorse strategiche.

Il potenziale esplorativo appare significativo. La costa della provincia di Buenos Aires si estende per circa 800 chilometri, da San Clemente del Tuyú fino alla foce del Río Negro, offrendo un’ampia area di indagine. I risultati della ricerca contribuiranno alla definizione di linee guida tecniche e di un quadro regolatorio destinato a disciplinare le future attività estrattive, con l’obiettivo di rafforzare la posizione dell’Argentina nelle filiere globali delle materie prime critiche e della transizione energetica. (Ice Buenos Aires)

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