Uno studio internazionale su più di 7.500 partecipanti in 34 paesi evidenzia come chi dispone di maggiori risorse tenda a privilegiare soluzioni privatistiche locali rispetto a iniziative pubbliche di riduzione delle emissioni, rallentando la soluzione globale del problema.
Secondo i ricercatori, tra cui Alessandro Tavoni dell’Università di Bologna, questo comportamento aumenta le disuguaglianze e espone a rischi maggiori i paesi e i cittadini più poveri. Le soluzioni privatistiche locali – come gestione dei corsi d’acqua per ridurre alluvioni – sono legittime, ma non sostituiscono le azioni pubbliche globali necessarie per ridurre le emissioni di gas serra.
Nella simulazione dello studio, i partecipanti con più risorse hanno investito il doppio delle volte sulle soluzioni private rispetto a chi aveva meno risorse e hanno contribuito proporzionalmente di meno alla soluzione pubblica globale. I paesi con cultura più gerarchica e basata sul merito mostrano maggiore propensione per le soluzioni privatistiche, mentre culture orientate a comunità ed equità favoriscono azioni pubbliche condivise.
Nonostante queste differenze culturali, tutti tendono a cadere nella cosiddetta “trappola delle soluzioni privatistiche”, che rallenta l’obiettivo globale. Tuttavia, gruppi che investono rapidamente e in maniera compatta sulla soluzione pubblica raggiungono più facilmente risultati comuni, disincentivando le scelte private.
Gli studiosi suggeriscono strategie come club climatici o meccanismi di compensazione degli investimenti per promuovere azioni collettive rapide e coordinate. Lo studio, pubblicato su Pnas con il titolo “The private solution trap in collective action problems across 34 nations”, vede la partecipazione per l’Università di Bologna di Giorgio Dini e Alessandro Tavoni.
