In vista dell’annuncio di nuove restrizioni alla produzione e all’uso delle Pfas, comunemente note come “sostanze chimiche eterne”, la Corte dei conti europea sta esaminando l’approccio dell’Unione europea a queste sostanze, caratterizzate da un tasso di degradazione estremamente lento e da un’elevata capacità di diffusione nell’ambiente. L’obiettivo dell’audit è verificare se le misure adottate dall’Ue siano sufficienti a ridurre i rischi per la salute pubblica. La relazione è attesa entro la fine dell’anno.
Le sostanze polifluoroalchiliche (Pfas) sono composti chimici di sintesi resistenti al calore, ai grassi e all’acqua, proprietà che ne hanno favorito l’impiego in un’ampia gamma di prodotti industriali e di consumo: dagli utensili da cucina antiaderenti agli imballaggi alimentari, dall’abbigliamento ai cosmetici, fino a medicinali ed elettronica. Sebbene siano utilizzate dalla metà del Novecento, solo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila i loro effetti nocivi sono emersi con chiarezza.
Negli ultimi 25 anni, la ricerca scientifica ha evidenziato un numero crescente di impatti negativi sulla salute, in parallelo all’aumento del numero e della varietà delle Pfas in uso. A queste sostanze sono stati associati disturbi del sistema immunitario, danni a diversi organi e alcune forme di cancro. È stata inoltre dimostrata la loro tossicità per i feti e per i bambini allattati al seno.
L’Ue ha introdotto una prima restrizione su un sottoinsieme di Pfas già nel 2006, nell’ambito della normativa sulle sostanze pericolose. Oggi, tuttavia, le Pfas sono considerate uno dei principali rischi ambientali, a causa della loro persistenza, dei potenziali danni alla salute umana e dei costi sociali ed economici associati. La presenza di migliaia di Pfas diverse alimenta la preoccupazione per una contaminazione diffusa e duratura di aria, acqua e suolo.
Il quadro normativo europeo si fonda sul regolamento Reach (registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche), adottato anch’esso nel 2006. Reach mira a garantire un elevato livello di protezione della salute e dell’ambiente, disciplinando al contempo la libera circolazione delle sostanze chimiche nel mercato interno e sostenendo competitività e innovazione.
In questo contesto, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), con sede a Helsinki, sta valutando una proposta di restrizione generalizzata delle Pfas, destinata a ridurne l’impatto su persone, ambiente e società. Sia tale proposta sia la prevista revisione del regolamento Reach potrebbero incidere in modo significativo sulla futura regolamentazione di queste sostanze.
L’audit in corso della Corte dei conti europea rappresenta quindi un banco di prova cruciale per il sistema normativo dell’Ue in materia di sostanze chimiche. Gli auditor stanno esaminando, tra l’altro, l’efficacia dei controlli di sicurezza alimentare e il monitoraggio dei livelli di Pfas effettuati dagli Stati membri, in particolare nell’acqua potabile e negli alimenti. Sarà inoltre valutato se gli attuali limiti fissati dall’Ue siano sufficientemente rigorosi alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.
