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Cassa Lombarda, analisi settimanale dei mercati finanziari

Settimana intensa dal punto di vista macro, iniziata con i Pmi manifatturieri, generalmente positivi nell’Area Euro, più in chiaroscuro negli States. In Us, gli ultimi dati segnalano un rallentamento più rapido del previsto dell’economia statunitense. In particolare, gli occupati del settore privato di marzo (Adp) sono aumentati di 145mila unità, molto meno rispetto ai 261mila del periodo precedente. Il dato è stato nettamente inferiore alle attese di 210mila. Il tema dell’inflazione sta perdendo moderatamente rilevanza e riprende tono il tema della recessione o stagflazione. Un ulteriore dato ha stupito in negativo: a febbraio i posti vacanti in Us sono scesi sotto quota 10 mln (9,93 mln) per la prima volta dal maggio 2021, segno che il mercato del lavoro statunitense si sta rapidamente raffreddando e gli economisti si aspettavano 10,5 mln. In Usa si è registrato un leggero rallentamento nella creazione di posti di lavoro a marzo (236mila vs 326mila di febbraio). Il tasso di disoccupazione è sceso dal 3,6% al 3,5% mentre le retribuzioni sono aumentate dello 0,3% sul mese precedente.

Azioni

Comparto azionario ancora sostenuto nonostante dati macro misti ed una settimana “corta” per le festività Pasquali. Europa meglio impostata rispetto agli Usa, con il Nasdaq che ha sottoperformato gli altri listini. Sul fronte bancario, nuovamente sotto pressione il settore americano delle Regional Banks (-2,5%), mentre in Europa la tensione è rientrata e l’Euro Stoxx Banks ha chiuso la settimana con un +1,91%.

Obbligazioni

L’ipotesi di una frenata più brusca del previsto ha intensificato gli acquisti di obbligazioni governative del Tesoro USA. Il rendimento del Treasury Note a dieci anni è sceso sotto il 3,4% (sui minimi da settembre), quello del biennale è rimasto in area 4% ma con forte volatilità infrasettimanale (minimo intraday sotto il 3,7% nella seduta di mercoledì). Effetto traino anche per i bond governativi della zona euro, con il Bund decennale sotto il 2,2% ed il Btp decennale poco sopra il 4,0%. Sensibile movimento di calo dei tassi anche per la componente Corporate Investment Grade sia Euro che US, mentre in ambito HY abbiamo assistito ad un forte rientro soprattutto negli States, in scia al rally dell’Oil.

Valute e materie prime

Sul fronte valutario il Dollaro continua la fase di moderata debolezza in scia alle aspettative di una Fed meno aggressiva, con la settimana che si è chiusa a 1,091 contro 1,0869 di quella precedente. Resilienti le valute difensive, sia Franco Svizzero che Yen. Lato materie prime, la novità della settimana è stata un taglio a sorpresa della produzione di petrolio a opera dell’Opec+ (allargata alla Russia), con il greggio balzato di circa 7 punti percentuali. Un rialzo del prezzo del petrolio legato alla riduzione di offerta è ovviamente un ulteriore freno per l’economia e un fattore di inflazione. L’oro ha consolidato il rally delle ultime settimane, andando a posizionarsi sopra i $2.000. Sul fronte “Soft Commodities”, rally di Zucchero e Caffè, tendenzialmente invariate le altre componenti.

Outlook

Domani saranno pubblicati i dati d’inflazione in Usa di marzo. Gli analisti prevedono un rallentamento dell’indice Cpi allo 0,2% m/m dallo 0,4% precedente. Su base annua, il dato dovrebbe portarsi al +5,1% dal 6% precedente. Il dato, insieme a quello delle vendite al dettaglio di venerdì, è molto importante in quanto guiderà le aspettative di rialzo dei tassi per il prossimo meeting della Fed del 3 maggio (attese +25 bps). Le incertezze sul settore bancario Usa persistono, con le banche che in due settimane di marzo hanno ridotto gli impieghi per $105 mld, peggior dato dal 1973. La pubblicazione venerdì dei risultati delle prime banche Usa (Wfc, Jpm, Citi) sarà molto seguita per meglio comprendere gli impatti di un eventuale “credit crunch”.

 

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