Skip to content Skip to footer

Cassa Lombarda: analisi settimanale dei mercati finanziari

La scorsa settimana iniziata con il salvataggio di Credit Suisse, durante lo scorso week end si è chiusa l’operazione che ha portato all’acquisto di quest’ultima da parte della più grande banca svizzera, Ubs, per oltre 3 miliardi di euro, deal che ha visto l’azzeramento dei 16 miliardi Chf di debito subordinato At1. A metà settimana è stata la volta della Federal Reserve, la Banca Centrale Americana ha annunciato un nuovo rialzo dei tassi di interesse pari allo 0,25 per cento, nel quadro della crisi del comparto bancario esplosa dopo il fallimento di Silicon Valley Bank. Nella nota diffusa dopo il nono rialzo da marzo del 2022, l’istituto ha precisato che nuovi incrementi dei tassi di interesse “non sono garantiti” nel prossimo futuro, e che i nuovi provvedimenti dipenderanno dall’evolvere della situazione.

Azioni

La settimana del salvataggio di Credit Suisse e del rialzo dei tassi Usa si è completata con un bilancio parzialmente positivo per le borse globali. L’indice Msci World è cresciuto dell’1,46%, da inizio anno +3,25%. A tirare la volata è stata l’Europa (Eurostoxx 50 +1,61%, Ftsemib +1,56%). Settimana negativa per le Banche (-1,08%) che arrivavano da un mese pesante (-15% per l’Euro Stoxx Banks). Resiliente in Nasdaq in scia alla diminuzione dei tassi a lungo termine (+1,66%). Il settore più penalizzato è stato quello del Real Estate, nuova settimana negativa (-5,74) e sui minimi da ottobre per il timore che l’attesa stretta creditizia penalizzi il comparto più sensibile alla variazione del costo del denaro.

Obbligazioni

Il mondo dei Bond punta senza indugi alla fine della stretta monetaria. Il Treasury Note a due anni, il più sensibile ai provvedimenti della Federal Reserve, ha chiuso la settimana al 3,77%. Il Treasury Note a dieci anni tratta a 3,38%, era a 3,99% ad inizio mese. In Eurozona il rendimento del Bund a dieci anni si è attestato al 2,12% dal 2,70% d’inizio mese, il BTP decennale a 4,01% dal 4,56%. In ambito Corporate, generale calo dello yield, soprattutto in ambito Investment Grade, così come a livello geografico. Tensione sul mercato dei CoCo Bond (valore di ca. 250miliardi EUR) dopo il salvataggio di Credit Suisse, ad inizio settimana abbiamo assistito ad un sensibile aumento degli spread, movimento poi parzialmente rientrato e tornato in auge in chiusura d’ottava.

Valute e materie prime

Il Dollaro ha toccato in settimana i minimi di febbraio in area 1,09, andando a completare la quarta settimana negativa di seguito. La Fed è ormai probabilmente arrivata a sviluppare tutto il suo potenziale di rialzo dei tassi, mentre in Europa il processo è ancora in corso e potrebbe proseguire più a lungo del previsto, motivo per cui c’è questa rivincita dell’Euro. L’Indice Bloomberg delle commodity da inizio anno ha perso il -9%, ci si sarebbe aspettato di più dalla Cina, ma per ora i dati non favoriscono il ritorno massiccio degli acquisti sulle materie prime. Il petrolio ha archiviato una settimana in rialzo di circa il +3,5%, dal -12% di quella precedente. L’ottimismo sulla ripartenza cinese si è un po’ raffreddato e ha lasciato spazio alla crescente aspettativa di una frenata della crescita globale. Mantiene la sua funzione di “Hedge” l’Oro, settimana chiusa a -0,45% ma comunque sui massimi di periodo. La materia prima è stata finora uno degli asset più remunerativi del 2023 con un ritorno del +8,45%. Il Gas Naturale Usa è sceso su nuovi minimi a 2,05 usd.

Outlook

Piuttosto carica l’agenda macro, con uno stuolo di dati Istat che include domani gli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori di marzo, giovedì le statistiche sull’occupazione di febbraio e venerdì la lettura preliminare dei prezzi al consumo di marzo, sicuramente fra questi il numero più monitorato. Sempre venerdì, il Cpi dell’Eurozona – cruciale per le aspettative sui tassi Bce – visto scivolare al 7,2% dall’8,5%. Anche Francia e Germania diffonderanno i numeri preliminari dell’inflazione di marzo – rispettivamente giovedì e venerdì. Venendo alla dinamica inflativa negli Stati Uniti, l’attenzione si concentra sull’indice Pce di febbraio – che verrà pubblicato venerdì – ipotizzato in decelerazione allo 0,4% su mese dal precedente 0,6%. Il ritmo di espansione, in termini annualizzati, si dovrebbe attestare intorno al 5%, ben al di sopra dell’obiettivo della Fed, fa notare UniCredit in un report, aggiungendo di vedere una persistente vischiosità dei prezzi, in particolare dei servizi di base.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...