Secondo un’indagine condotta dal Censis per conto di Assindatcolf, il 72% degli italiani ritiene che questo lavoro sia poco o per niente stimato, mentre il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. Nonostante ciò, per l’80,1% degli italiani è un lavoro importante e per l’89,4% contribuisce significativamente al benessere della società. Solo il 28% lo considera molto o abbastanza stimato socialmente, mentre la maggioranza percepisce chi lo svolge come vincolato da scelte obbligate (52,3%), temporaneo (22,8%) o scarsamente tutelato dallo Stato (57,3%). L’irregolarità incide sulla reputazione: il 34,5% la considera molto rilevante e il 44,3% abbastanza. Inoltre, quasi la metà degli italiani ritiene che la responsabilità del lavoro nero sia condivisa tra lavoratori e famiglie, mentre il 40% la attribuisce alle famiglie stesse.
La maggioranza degli italiani non vorrebbe che i propri figli svolgessero un lavoro domestico (54,4%), mentre il 30,5% si dichiara favorevole, apprezzandone la dignità, la dimensione di assistenza e cura (33,4%) e gli aspetti relazionali o dinamici. Chi è contrario sottolinea fattori economici e professionali: il 43,8% ritiene che offra poche possibilità di crescita, il 42% lo considera poco pagato e il 25,2% faticoso. Secondo gli italiani, per rafforzarne la reputazione servirebbero incentivi alla regolarizzazione contrattuale (47,6%) e un aumento delle retribuzioni (45,3%).
I dati provengono dal 1° Paper del Rapporto 2026 Family (Net)Work “La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale”, presentato da Andrea Toma (Censis) e discusso da Valeria Baglio, Giorgio De Rita, Barbara Funari e Andrea Zini.
Il riconoscimento sociale del lavoro domestico emerge chiaramente: l’80,1% lo considera importante, ma il 67,1% lo ritiene poco valorizzato e solo il 13% rispettato. Ancora più forte è la percezione del suo contributo al benessere collettivo, considerato molto o abbastanza rilevante dall’89,4% degli intervistati. Andrea Zini, Presidente di Assindatcolf, sottolinea il paradosso: “È un lavoro indispensabile, ma ancora poco considerato. Negli ultimi dieci anni la reputazione del settore è rimasta sostanzialmente ferma: per il 52,2% degli italiani non è cambiata. In un Paese con un inverno demografico senza precedenti non possiamo permetterci che resti un settore di serie B: servono investimenti istituzionali per valorizzarlo”.
