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Cernobbio, sicurezza, crescita e competitività nel nuovo ordine globale

È su questo terreno che si misura la capacità dell’Italia di affrontare un ordine globale sempre più instabile. La 52ª edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha messo al centro una domanda destinata a pesare sulle scelte economiche dei prossimi anni: come può l’Europa difendere il proprio modello industriale e sociale in un mondo segnato dalla competizione tra grandi potenze, dalle tensioni commerciali e dalla crescente pressione geopolitica?

Mattarella: l’Europa non rinunci ai suoi valori

Il capo dello Stato, nel suo intervento, ha descritto un sistema internazionale attraversato da una fase di transizione nella quale il vecchio equilibrio è in crisi, mentre un nuovo ordine non è ancora emerso.

Il rischio, secondo Mattarella, è il ritorno delle politiche di potenza, della coercizione e dell’uso della forza come strumenti ordinari delle relazioni internazionali. Un processo che mette sotto pressione l’ordine multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e che, insieme alle tensioni geopolitiche, minaccia anche le prospettive di crescita dell’economia mondiale.

Per Mattarella, l’Unione resta «la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità», capace di assicurare pace, diritti e prosperità a Paesi che per secoli si sono combattuti. Ma proprio per questo deve riformarsi: istituzioni più efficienti, decisioni più tempestive e una maggiore capacità di iniziativa internazionale sono ormai indispensabili.

Tajani: «Difendere l’Europa dalla guerra ibrida»

Tajani a Cernobbio ha rilanciato l’allarme sulla guerra ibrida, sulle interferenze straniere e sul rischio di tentativi di condizionare la vita democratica dei Paesi europei. «Abbiamo il dovere di difendere la libertà del voto», è il messaggio del ministro, che individua nella Russia la principale fonte di preoccupazione sul fronte delle minacce ibride.

La sicurezza, nella visione italiana, non è separabile dall’economia. Energia a prezzi competitivi, infrastrutture, accesso ai mercati e capacità industriale sono diventati elementi della stessa strategia. Per un Paese manifatturiero come l’Italia, la politica estera diventa così anche politica economica e diplomazia commerciale.

È una trasformazione che la Farnesina sta cercando di accompagnare con una maggiore attenzione all’internazionalizzazione delle imprese e alla crescita dell’export. L’obiettivo indicato dallo stesso Tajani è portare le esportazioni italiane a 700 miliardi di euro entro la fine del 2027, facendo della rete diplomatica uno strumento sempre più operativo a sostegno del sistema produttivo.

Crescita, energia ed export: la partita industriale

L’Europa deve ridurre le proprie vulnerabilità energetiche, difendere la base industriale e aumentare la produttività. L’Italia, in particolare, deve sostenere le imprese sui mercati esteri mentre affronta una crescita ancora fragile.

La partita dell’energia assume un rilievo strategico, il costo dell’elettricità continua a rappresentare uno dei principali svantaggi competitivi per l’industria europea, mentre la transizione energetica impone investimenti enormi e tempi compatibili con le esigenze del sistema produttivo.

Per questo il messaggio che arriva da Cernobbio è che la transizione ecologica non può essere disgiunta dalla competitività industriale.

L’Europa davanti a un bivio

Il Forum lascia in eredità una riflessione sull”Europa sospesa tra due esigenze: difendere ciò che ha costruito e cambiare rapidamente ciò che non funziona più.

Da una parte, la necessità di preservare il mercato unico, l’alleanza transatlantica e un sistema commerciale aperto. Dall’altra, l’urgenza di dotarsi di strumenti di difesa, energia competitiva, autonomia tecnologica e una politica estera più efficace.

È la stessa contraddizione indicata da Mattarella: l’ordine internazionale ha bisogno di essere riformato proprio mentre viene sottoposto alle pressioni più forti. Per l’Europa non è più sufficiente reagire alle crisi, deve tornare a produrre strategia.

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