Credit Outlook 2026: Mid-Year Review di Cerved Rating Agency, secondo cui nello scenario base la probabilità media di default (Pd) delle imprese non finanziarie potrebbe aumentare dal 4,7% registrato a maggio 2026 al 5% nel 2027. In uno scenario più avverso, caratterizzato dal protrarsi delle tensioni energetiche e da un rallentamento del ciclo economico, il rischio potrebbe salire fino al 5,7%.
Il peggioramento atteso non rappresenta una nuova crisi sistemica, ma segnala una fase in cui diventano centrali la capacità delle imprese di assorbire gli shock e la distinzione tra settori più resilienti e comparti maggiormente vulnerabili.
Secondo l’analisi, i principali fattori di pressione sono rappresentati dalla volatilità dei prezzi energetici, dalle tensioni geopolitiche, dalle condizioni finanziarie ancora restrittive e dall’incertezza degli scambi internazionali. La volatilità energetica si conferma uno dei principali elementi di rischio, con effetti diretti sui margini operativi e sulla capacità delle imprese di sostenere il debito, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica.
I comparti più esposti
Il deterioramento del merito creditizio riguarda soprattutto i settori maggiormente sensibili ai costi energetici e alla domanda globale.
Maggiore stabilità è prevista per i settori caratterizzati da domanda più strutturale o maggiore capacità di trasferire i costi. In particolare, il comparto Farmaceutico registra una riduzione della Pd dal 4,3% al 3,7%, mentre l’Ict beneficia degli investimenti in digitalizzazione e dell’aumento della domanda di servizi tecnologici.
Anche il fattore territoriale assume rilievo: le aree con maggiore presenza manifatturiera risultano più esposte agli effetti dell’aumento dei costi produttivi. Nel Nord Ovest la Pd passerebbe dal 4,4% al 4,8%, mentre nel Nord Est dal 4,1% al 4,4%.
Il sistema bancario è più solido, ma aumenta l’attenzione sulle vulnerabilità
Il rapporto evidenzia una significativa trasformazione del sistema creditizio italiano nell’ultimo decennio. Secondo l’analisi di Prelios lo stock di crediti deteriorati (Npe) è passato dai circa 340 miliardi di euro del 2015 ai 48 miliardi stimati nel 2025, con un netto miglioramento della qualità degli attivi bancari.
La riduzione degli Npe è stata favorita dalle cessioni, da una gestione più strutturata del rischio e dal ruolo crescente degli operatori specializzati. Il mercato dei crediti deteriorati è quindi passato da una fase emergenziale a un modello più stabile e integrato nel ciclo del credito.
L’attenzione degli operatori si concentra ora sulle esposizioni ancora in bonis ma potenzialmente vulnerabili, in particolare quelle classificate come Stage 2, considerate un possibile indicatore anticipatore di futuro deterioramento.
Famiglie più caute e consumi sotto pressione
Sul fronte delle famiglie emergono segnali di maggiore prudenza. L’analisi di Mbs Consulting
evidenzia un aumento delle preoccupazioni legate alla situazione economica, ai costi energetici e alla capacità di sostenere gli impegni finanziari.
Secondo il “Termometro Famiglie”, circa l’80% dei nuclei italiani considera la propria condizione economica strutturalmente fragile. In caso di una riduzione improvvisa del reddito, il 40,3% delle famiglie avrebbe un’autonomia finanziaria inferiore ai cinque mesi.
La debolezza dei consumi rappresenta quindi un ulteriore elemento di pressione per numerosi settori produttivi, già condizionati da una domanda internazionale meno dinamica e da un contesto globale caratterizzato da elevata incertezza.
Prospettive
Il Credit Outlook 2026 descrive un sistema economico e finanziario più robusto rispetto alle precedenti fasi di crisi, ma inserito in uno scenario più complesso.
