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Civ Inps, Rendiconto di Genere 2025: tasso di occupazione femminile nel 2024 si attesta al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini

Persistono forti condizioni di svantaggio per le donne in ambito lavorativo, familiare e sociale: è quanto emerge dal terzo Rendiconto di Genere del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps, presentato a Roma, che fotografa le disuguaglianze di genere attraverso i dati su occupazione, retribuzioni, pensioni, carichi di cura e violenza. Al 1° gennaio 2025 la popolazione italiana è pari a 58.943.464 abitanti, di cui il 51,1% donne e il 48,9% uomini; il saldo naturale 2024 resta negativo per 272.468 unità, confermando il calo demografico.

Nel mercato del lavoro il tasso di occupazione femminile nel 2024 si attesta al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini, con un divario di 17,8 punti percentuali. Le assunzioni femminili rappresentano il 42,2% del totale e, tra i contratti a tempo indeterminato, solo il 36,7% riguarda donne. L’instabilità colpisce in misura maggiore il lavoro femminile: il 67,2% dei contratti part-time è intestato a lavoratrici e il part-time involontario coinvolge il 13,7% delle occupate contro il 4,6% degli uomini.

Resta critico il gap retributivo, con stipendi femminili inferiori di oltre 25 punti percentuali rispetto a quelli maschili. Il divario è pari al 19,7% nella manifattura, 23,6% nel commercio, 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione e raggiunge il 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative. Le donne occupano solo il 21,8% dei ruoli dirigenziali e il 33,1% delle posizioni di quadro, nonostante nel 2024 abbiano superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,4%), a dimostrazione di una asimmetria tra istruzione e accesso alle posizioni apicali.

Il lavoro di cura continua a gravare prevalentemente sulle donne: nel 2024 sono state utilizzate 15,4 milioni di giornate di congedo parentale da parte femminile, contro 2,8 milioni degli uomini. L’offerta di asili nido rimane insufficiente: solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta si avvicinano all’obiettivo europeo di 45 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni. Sul fronte della violenza di genere aumentano le denunce, segnale di un fenomeno ancora radicato ma anche di una maggiore propensione a emergere. Il Reddito di libertà, misura erogata dall’Inps alle donne vittime di violenza domestica, aveva coinvolto 2.418 beneficiarie nel 2021; negli anni successivi, per carenza di fondi, è rimasto attivo solo in alcune regioni grazie a risorse locali. Per il 2025 lo sblocco di nuovi stanziamenti ha consentito di accogliere 3.711 domande.

Anche sul versante previdenziale permangono profonde differenze. Le donne sono numericamente superiori tra i beneficiari – circa 7,99 milioni di pensionate contro 7,37 milioni di pensionati – ma percepiscono importi significativamente inferiori.

Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità risultano rispettivamente inferiori del 25,1% e del 31,5% rispetto a quelle maschili; per le pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2%. Solo il 34,2% delle pensioni di anzianità/anticipate è percepito da donne, riflesso di carriere più discontinue e di maggiori difficoltà nel raggiungere i requisiti contributivi.

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