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Commercio internazionale: nel 2025 aumento di 61 punti percentuali per le esportazioni extra-Ue di servizi finali

La crescita è stata sostenuta da diverse categorie di servizi, in particolare quelli legati ai viaggi, insieme ai comparti Ict, media, informatica, servizi alle imprese e servizi finanziari. Il settore aveva subito una forte contrazione nel 2020 e nel 2021 a causa del blocco dei viaggi internazionali durante la pandemia, ma ha successivamente recuperato terreno fino a superare i livelli precedenti.

Anche le esportazioni di servizi intermedi hanno mostrato una forte resilienza: dopo essere state tra le meno colpite dalla crisi sanitaria, hanno raggiunto un massimo di +68 punti percentuali nel 2024 rispetto al 2017, chiudendo il 2025 a +66 punti percentuali. Tra le principali voci esportate figurano i servizi Ict, media, informatici, alle imprese e finanziari, oltre ai servizi collegati ai viaggi e alla logistica.

Nuovo record anche per le esportazioni di beni intermedi, cresciute nel 2025 del 48% rispetto al 2017, in aumento rispetto al +43% del 2024. Le categorie più rilevanti comprendono prodotti legati a salute, farmaceutica, istruzione, cultura e sport, oltre ai comparti dell’edilizia, legno, vetro, metalli, elettrodomestici e arredamento.

Sul fronte delle importazioni, il 2020 ha registrato una diminuzione degli acquisti extra-Ue di beni e servizi, con il calo più evidente ancora una volta nei servizi finali. Tuttavia, la ripresa è stata progressiva: le importazioni di servizi finali hanno raggiunto nel 2025 un nuovo massimo, con un incremento di 44 punti percentuali rispetto al 2017, superando i livelli pre-pandemia già nel 2022.

Crescita record anche per le importazioni di servizi intermedi, che nel 2025 hanno segnato un aumento di 75 punti percentuali rispetto al 2017 e di 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. A trainare il risultato sono stati soprattutto i servizi Ict, media, informatica, attività professionali e finanziarie, insieme ai servizi legati al turismo e alla mobilità.

Diverso l’andamento dei beni intermedi importati: dopo il picco del 2022, con un aumento dell’84% rispetto al 2017, dovuto in larga parte all’impennata dei prezzi energetici, il dato è sceso nel 2025 a +47 punti percentuali. Le principali importazioni hanno riguardato il settore minerario ed energetico, inclusi combustibili, prodotti chimici, elettricità, acqua e gestione dei rifiuti.

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