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Commercio: meno negozi e più produttività, la sfida è evitare la desertificazione delle città

Il commercio al dettaglio esce dagli ultimi anni profondamente trasformato. La rete dei punti vendita si restringe, ma le imprese diventano mediamente più grandi, più strutturate e più efficienti. È il quadro delineato dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, che fotografa un settore capace di aumentare ricavi e produttività pur in presenza di una significativa riduzione degli esercizi commerciali. Una trasformazione che rafforza la competitività delle imprese, ma che rischia di impoverire il tessuto economico e sociale dei centri urbani.

Il dato più evidente è il ridimensionamento della rete commerciale. Tra il 2018 e il 2025 gli esercizi al dettaglio sono diminuiti del 14,4%, con una contrazione particolarmente marcata tra gli ambulanti e i piccoli negozi alimentari. Gli occupati, invece, registrano una flessione molto più contenuta, segnale che il mercato sta concentrando attività e forza lavoro in imprese di dimensioni maggiori. Nello stesso periodo cresce anche il peso delle società di capitali, indicatore di un settore sempre più orientato verso modelli organizzativi strutturati e con maggiore capacità di investimento.

La selezione competitiva si riflette nei risultati economici. Il fatturato complessivo del comparto cresce fino a 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato per addetto aumenta del 27,9%, confermando un recupero di efficienza e produttività favorito dalla razionalizzazione della rete distributiva e dalla crescente integrazione tra canali fisici e digitali.

Le dinamiche non sono uniformi. I discount rappresentano il segmento più dinamico, sostenuti dalla crescente attenzione delle famiglie al risparmio, mentre l’e-commerce continua ad ampliare il proprio peso nel sistema distributivo. In difficoltà risultano invece gli ipermercati, che risentono dell’evoluzione delle preferenze dei consumatori verso modelli di acquisto più flessibili e di prossimità.

Accanto agli aspetti positivi emerge però un costo economico e sociale sempre più evidente. La progressiva scomparsa di edicole, librerie, cartolerie e altri negozi di vicinato riduce i servizi disponibili nei quartieri e indebolisce la funzione di presidio del territorio svolta dal commercio locale. Il rischio è quello di una crescente desertificazione commerciale, con effetti che vanno oltre l’economia e incidono sulla qualità della vita urbana, sulla sicurezza e sulla coesione sociale.

Sul piano territoriale il Mezzogiorno continua a mostrare una maggiore densità commerciale rispetto al Centro-Nord, sostenuta dall’autoimprenditorialità, dagli incentivi e dalla crescita del turismo. Anche in questo caso, tuttavia, la maggiore resilienza potrebbe rappresentare una fase transitoria destinata a convergere verso le dinamiche osservate nel resto del Paese.

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