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Composizione negoziata della crisi di impresa è troppo complessa

Tra i punti più odiati la nomina di un professionista esterno. Ma gli imprenditori banalmente non la capiscono. Un white paper aiuta a prevenirla

La Composizione Negoziata resta ignorata (solo 475 le procedure attivate a novembre 2022, ultimi dati UnionCamere) dagli imprenditori e, ove è stata attivata, ha portato a una soluzione in soli 2 casi. Negli ultimi mesi le cose non sono migliorate, stando ai dati raccolti da inFinance, società di formazione e consulenza in finanza aziendale, controllo di gestione e banking. Nei casi analizzati, i limiti riscontrati la rendono uno strumento che gli imprenditori non considerano e comprendono male, e neppure i creditori caldeggiano.

L’ottica dell’imprenditore

Le aziende in crisi hanno di solito ingenti debiti fiscali e previdenziali, ma la soluzione negoziata non consente nei fatti una proposta di soluzione fiscale e di pagamento. “Su questo aspetto sembra che il governo, in seno alla delega fiscale, voglia introdurre modifiche e consentire la transazione col fisco, o quantomeno una proposta che possa accettare”, spiega Ivan Fogliata, analista finanziario, formatore e consulente di inFinance. Al momento non è tuttavia possibile conseguire una riduzione dei debiti che vada oltre la mera riduzione delle sanzioni e degli interessi, né un ritardo superiore ai 6 anni. Il professionista che osserva una situazione compromessa con esposizione verso il creditore pubblico, non può quindi ad oggi optare per la Composizione Negoziata. “Questa è la più grande novità della nuova norma, e il suo peggior limite”.

Secondo i dati di inFinance, i professionisti lamentano le lunghe tempistiche. Accedere alla Composizione Negoziata appare molto più laborioso e complesso rispetto all’accesso al c.d. “Concordato in bianco”. La produzione documentale richiesta (art. 17 e 19) in caso di richiesta di misure protettive è infatti oggettivamente più copiosa. “Sono almeno 14 i documenti richiesti, ed estremamente laboriosi: il solo progetto di piano di risanamento richiede molto tempo per essere redatto”, aggiunge Fogliata.

Altro elemento particolarmente indigesto è l’esperto attestatore esterno. I professionisti che assistono l’impresa erano soliti aiutare l’imprenditore anche nella scelta del professionista indipendente col ruolo di attestatore. Il nuovo impianto normativo, che fa coincidere la figura dell’Esperto con quella dell’attestatore, prevede che l’Esperto sia nominato dall’esterno. Ciò rende la Composizione Negoziata uno strumento percepito come foriero di rischi, per la possibilità di incomprensioni fra i professionisti stessi. Le altre procedure (ad es. quelle prevista dell’art. 56 del Ccii, ovvero il “Piano attestato di risanamento”) consentono invece di selezionare in toto i propri professionisti, anche indipendenti. “Questo è un tema sottovalutato, che tende a rendere inviso l’istituto della Composizione Negoziata”.

L’ottica dei creditori

Dal punto di vista dei creditori le cose non vanno meglio: non c’è abbastanza cultura “pratica” su questa riforma, neppure per quanto riguarda il ceto creditizio, normalmente in possesso di maggiori competenze tecniche. “Nel nostro lavoro di ricerca osserviamo che gli istituti di credito sono reticenti a concedere nuova finanza alle imprese in crisi, anche se protetti da eventuale prededucibilità”. Tale reticenza deriva dai necessari accantonamenti che si generano ai sensi del principio contabile IFRS 9 e alla normativa sugli assorbimenti del patrimonio di vigilanza. Tali crediti vengono classificati “stage 2” o “stage 3” con conseguente aggravio di problemi gestori e di monitoraggio continuo. “Ci aspettiamo in questo senso nuove riforme dal legislatore, che possano ad esempio offrire garanzie statali nel caso in cui si finanzino piani di risanamento credibili. Servirebbero nuove riforme anche per ridurre gli assorbimenti patrimoniali alle banche” continua Ivan Fogliata di inFinance.

Il risultato

Dato che, tipicamente, gli imprenditori tendono a sottostimare il loro stato di crisi, quando questa si manifesta nella sua reale dimensione, risulta quasi impossibile operare con gli strumenti della Composizione Negoziata. Sarebbe, quindi, decisivo comprendere in maniera anticipata l’effettivo stato di salute finanziario dell’azienda, al fine di agire tempestivamente sui primi segnali di difficoltà prima che questi sfocino in problematiche di difficile soluzione, oggi più che mai.

Per questo, l’ufficio studi di inFinance propone il White Paper “Adeguarsi al Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza” per evidenziare i dettami normativi e gli strumenti pratici, e fornire consigli operativi per il nuovo ruolo dell’imprenditore.

La tesi alla base è che gli strumenti di controllo ideali per l’imprenditore o il manager non devono basarsi solo sull’ottica storica, utile a cogliere i segnali provenienti dal passato; ma in maniera preponderante sull’ottica prospettica, basata su piani di tesoreria e business plan, che consentono di misurare gli effetti di scelte strategiche o eventi inattesi sulla gestione complessiva. È infatti solo l’ottica anticipatoria che porterà a evitare la crisi piuttosto che affrontarla.

 

 

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