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Comunità energetiche, Corte Ue: sviluppo sotto le aspettative

Nuova relazione della Corte dei conti europea evidenzia come ostacoli normativi, tecnici e infrastrutturali stiano rallentando la diffusione di questi modelli energetici locali.

Le comunità energetiche sono strutture giuridiche che permettono a cittadini, autorità locali e piccole imprese di produrre, condividere e consumare energia, spesso proveniente da fonti rinnovabili come pannelli solari o impianti eolici. L’Unione europea le considera uno strumento chiave per accelerare la transizione energetica e coinvolgere direttamente i territori nel raggiungimento degli obiettivi climatici.

Secondo le previsioni europee, entro il 2030 le comunità energetiche potrebbero contribuire in modo significativo alla capacità rinnovabile del continente, arrivando a rappresentare circa il 17% della capacità eolica e il 21% di quella solare. Tuttavia, la Corte dei conti europea ritiene queste stime troppo ottimistiche, sottolineando che il numero di comunità attive nell’Ue resta ancora insufficiente.

Uno degli obiettivi europei prevedeva la creazione di almeno una comunità energetica rinnovabile in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025. La Commissione europea non ha ancora comunicato se il traguardo sia stato raggiunto, ma i dati raccolti dagli auditor indicano che l’Ue si trova ancora ben al di sotto del target.

Tra i principali problemi segnalati dalla Corte vi sono le definizioni normative poco chiare. Le attuali regole europee non precisano in modo sufficientemente dettagliato cosa costituisca una comunità energetica, come debba essere organizzata e come possa gestire la vendita dell’energia in eccesso. Questa incertezza scoraggia molti cittadini e imprese dal partecipare.

Le difficoltà sono ancora più evidenti nei condomini, dove vive circa la metà della popolazione europea. In questi contesti la creazione di una comunità energetica comporta spesso la costituzione di un’ulteriore entità giuridica oltre all’associazione dei proprietari, con conseguente aumento della burocrazia.

A rallentare i progetti contribuiscono anche i ritardi nelle connessioni alla rete elettrica, dovuti in parte alla congestione delle infrastrutture esistenti. Inoltre, la produzione di energia rinnovabile non coincide sempre con i momenti di maggiore domanda domestica: i pannelli solari producono soprattutto nelle ore centrali della giornata, mentre i consumi delle famiglie sono più elevati al mattino e alla sera.

Secondo la Corte dei conti europea, una possibile soluzione sarebbe l’integrazione dei progetti di comunità energetica con sistemi di accumulo dell’energia, che consentirebbero di bilanciare produzione e consumo, ridurre la pressione sulla rete e aumentare l’autoconsumo locale. Tuttavia, il sostegno europeo allo sviluppo di queste tecnologie non è ancora considerato prioritario, limitando di fatto il potenziale di crescita del modello.

Per rilanciare le comunità energetiche, la Corte raccomanda quindi regole più chiare, incentivi mirati per i cittadini e le famiglie vulnerabili e maggiori investimenti nelle soluzioni di accumulo, elementi ritenuti fondamentali per trasformare un progetto promettente in una realtà diffusa nel sistema energetico europeo.

“Le comunità energetiche guidate dai cittadini restano un’idea attraente, ma nella pratica la loro diffusione è più complessa del previsto”, ha affermato João Leão, membro della Corte responsabile dell’audit. Secondo Leão, l’Unione europea dovrebbe rimuovere gli ostacoli giuridici e le difficoltà tecniche che impediscono a questi progetti di svilupparsi su larga scala.

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