Pur restando su livelli storicamente contenuti, l’indicatore segnala un aumento delle tensioni economiche percepite da famiglie e consumatori.
Secondo l’analisi di Confcommercio, il peggioramento del dato è legato soprattutto alla brusca accelerazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, saliti al +4,3% annuo dal +3,1% di marzo. A incidere in modo determinante sono i rincari energetici, alimentati dal protrarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Sul fronte occupazionale, invece, il quadro rimane relativamente stabile. La disoccupazione estesa viene stimata al 5,6%, in lieve calo rispetto al mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione ufficiale si attesterebbe attorno al 5,1%.
Il rapporto evidenzia però che la tenuta del mercato del lavoro potrebbe non bastare a compensare gli effetti dell’inflazione sui consumi delle famiglie. L’aumento dei costi energetici rischia infatti di trasferirsi progressivamente ad altre filiere produttive, alimentando ulteriori pressioni sui prezzi.
Confcommercio sottolinea che, al momento, gli effetti sull’economia reale appaiono ancora limitati, ma il prolungarsi delle tensioni internazionali oltre il mese di giugno potrebbe avere conseguenze più marcate nella seconda metà dell’anno.
In particolare, l’associazione teme che l’aumento dei prezzi dell’energia e possibili criticità negli approvvigionamenti possano trasformare l’incertezza delle famiglie in una riduzione concreta dei consumi. Uno scenario che avrebbe ripercussioni sulla crescita economica, sulla domanda interna e, successivamente, anche sull’occupazione.
