“Il quadro economico globale si fa più instabile e l’Italia rischia di perdere terreno competitivo”. È l’allarme lanciato dal Direttore Generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, durante l’audizione sul Disegno di Legge di Bilancio 2026.
Secondo Tarquini, l’inasprimento dei dazi commerciali, le tensioni geopolitiche e un contesto europeo frenato da politiche autodistruttive hanno portato “l’incertezza ai massimi storici”, mettendo sotto pressione esportazioni, margini e fiducia di imprese e famiglie.
Pur riconoscendo la buona tenuta dei conti pubblici – con spread e rendimenti Btp in calo dell’1,18% e un risparmio stimato in 5 miliardi sul servizio del debito già nel primo anno – Confindustria sottolinea che la crescita del Pil resta debole, sostenuta soprattutto dalle risorse del Pnrr, la cui funzione anticiclica “ha evitato la stagnazione”.
Il Ddl di Bilancio, che mobilita 21,3 miliardi nel 2026 a fronte di coperture per 20,4 miliardi, è definito una “manovra a saldo zero”, senza impatto rilevante sulla crescita. “Serve un piano industriale straordinario che vada oltre la logica annuale delle Leggi di Bilancio”, afferma Tarquini, indicando tre priorità: investimenti, competitività e contesto attrattivo.
Tra le criticità più forti segnalate dal mondo industriale figurano:
- l’inasprimento della tassazione dei dividendi infragruppo, che rischia di penalizzare la capitalizzazione dei gruppi italiani;
- il divieto di compensare crediti d’imposta con debiti previdenziali e assicurativi tramite modello F24, misura che potrebbe “congelare liquidità e ridurre la capacità operativa delle imprese”.
Sul fronte del lavoro, Confindustria apprezza il sostegno al potere d’acquisto e i bonus sui premi di risultato, ma li definisce interventi non strutturali, con “effetti di incertezza” per le imprese. Chiede inoltre di prorogare il contratto di espansione e di introdurre agevolazioni contributive per le grandi imprese del Mezzogiorno, legate agli investimenti Zes.
Positivi, infine, i segnali su sanità e ricerca, con l’aumento dei tetti di spesa per farmaci e dispositivi medici, ma resta “irrisolta la questione del payback”. Apprezzato anche il rifinanziamento della Nuova Sabatini e le risorse per l’internazionalizzazione delle imprese.
“In un contesto globale instabile e competitivo – conclude Tarquini – l’Italia deve dotarsi di una visione industriale di lungo periodo. Senza un piano organico, la crescita rischia di restare ferma allo zero virgola.”
