Alla vigilia del ritiro informale dei leader dell’Unione Europea dedicato alla competitività, Confindustria interviene con una richiesta netta: sospendere temporaneamente il sistema Ets per il settore manifatturiero, fermare l’Ets2 prima della sua entrata in vigore e bloccare l’Ets marittimo.
La posizione degli industriali arriva in vista della revisione del meccanismo prevista nel terzo trimestre dell’anno, in un contesto economico, tecnologico e geopolitico profondamente cambiato. Secondo Confindustria, il divario tra gli obblighi europei di decarbonizzazione e le reali condizioni per sostenerli si sta ampliando, soprattutto per i comparti hard-to-abate.
«In qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa – ha dichiarato il presidente Emanuele Orsini – chiediamo all’Ue di sospendere temporaneamente il Sistema di Scambio delle Emissioni per manifattura, produzione termoelettrica a gas, trasporto marittimo, edifici e mobilità».
Secondo Orsini, l’Ets nella configurazione attuale «ha mostrato tutti i suoi limiti», trasformandosi da strumento di decarbonizzazione in un fattore di pressione sui costi industriali. Solo circa il 25% delle emissioni globali è coperto da sistemi analoghi, mentre quello europeo resta il più oneroso. Nel frattempo, le emissioni globali sono cresciute del 70% dal 1990, trainate soprattutto dalla Cina.
Per Confindustria il rischio riguarda i settori strategici come acciaio, chimica e ceramica – già tra i più decarbonizzati a livello internazionale – potrebbero perdere competitività sui mercati globali. A pesare è soprattutto il costo dell’energia, destinato a crescere con l’aumento della domanda nei prossimi anni.
Nel mirino anche il meccanismo di formazione del prezzo elettrico, che secondo Orsini non distinguerebbe adeguatamente tra fonti fossili e rinnovabili, scaricando sui consumatori finali un costo elevato indipendentemente dalla fonte.
«Serve una strategia industriale europea credibile e complessiva – conclude il presidente di Confindustria –: la riduzione della Co₂ deve procedere insieme alla competitività e all’accesso a energia a prezzi sostenibili. Per questo chiediamo di sospendere l’Ets e ripensare la politica energetica e climatica in un quadro più equilibrato per l’industria europea».
