L’iniziativa si estende con tappe a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia e punta a rafforzare la presenza delle aziende italiane nelle due principali economie del blocco sudamericano.
La missione nasce con l’obiettivo di diversificare i mercati di sbocco, favorire investimenti e partnership industriali e costruire nuove catene del valore. Un approccio particolarmente rilevante in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dalla necessità per le imprese di ridurre le dipendenze e rendere più resilienti le proprie filiere.
Alla missione ha partecipato una nutrita rappresentanza del Sistema Paese, con la presenza dei ministri Antonio Tajani e Giuseppe Valditara. La delegazione è stata guidata dallo stesso Orsini e ha visto coinvolti, tra gli altri, i vertici di Confindustria, Ice-Agenzia, Sace, Simest, Abi e Cdp.
Nel 2025 le esportazioni italiane verso il Mercosur hanno raggiunto 7,5 miliardi di euro. A maggio 2026, primo mese di applicazione dell’accordo secondo i dati indicati da Confindustria e Ice, l’export italiano verso il blocco è arrivato a 745 milioni di euro, con un incremento del 21,1% rispetto a maggio 2025.
Brasile e Argentina concentrano oltre il 90% dello scambio italiano con il Mercosur. Nel 2025 l’Italia ha esportato 5,8 miliardi di euro in Brasile e 1,2 miliardi in Argentina.
Secondo le stime richiamate da Ice, a regime il potenziale dell’export italiano verso l’area potrebbe raggiungere 14 miliardi di euro. Per il presidente di Ice-Agenzia Matteo Zoppas questa previsione potrebbe risultare prudenziale, considerando l’effetto della riduzione delle barriere burocratiche e non tariffarie. «La posta in gioco è molto alta», ha spiegato Zoppas, indicando nel rafforzamento della presenza italiana nel Mercosur un contributo anche all’obiettivo nazionale di portare l’export complessivo a 700 miliardi di euro.
La missione si è concentrata su cinque comparti considerati strategici: agroalimentare, macchinari e impiantistica, farmaceutica e medicale, tecnologie digitali e transizione energetica.
Il programma prevede visite tecniche, tavoli settoriali e incontri B2B, con particolare attenzione alle opportunità di collaborazione industriale e di partecipazione a grandi progetti infrastrutturali. Al centro anche la cooperazione in ricerca, innovazione e formazione del capitale umano.
L’obiettivo è trasformare il nuovo quadro commerciale in una maggiore integrazione produttiva, mettendo in comune tecnologie, competenze e capacità industriali e favorendo la nascita di filiere più resilienti.
La strategia parte da una presenza italiana significativa nei due mercati. In Argentina operano circa 300 imprese a partecipazione italiana, che occupano 25 mila addetti e generano un fatturato di circa 2 miliardi di euro. In Brasile sono presenti circa 1.400 imprese, con 150 mila addetti e un fatturato complessivo di 42 miliardi di euro.
Una base industriale che rappresenta il punto di partenza per ampliare ulteriormente la presenza italiana in America Latina, aumentando gli investimenti e sviluppando nuove collaborazioni lungo le filiere.
«Diversificare i mercati significa ridurre le dipendenze e rendere più forte e resiliente l’industria italiana», ha sottolineato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, evidenziando la volontà di «non soltanto esportare di più, ma costruire partnership industriali, investimenti e filiere comuni capaci di generare crescita e valore reciproco».
