Il conflitto in Medio Oriente si conferma uno dei principali fattori di rischio per l’economia globale. Secondo l’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, le insolvenze aziendali globali cresceranno del +6% nel 2026, proseguendo un trend negativo iniziato già nel 2022. Il dato segna il quinto anno consecutivo di aumento e, contrariamente alle attese, anche il 2027 dovrebbe mantenersi su livelli elevati.
A pesare è soprattutto l’effetto diretto della crisi geopolitica: rispetto alle stime pre-crisi, si prevedono oltre 15.000 insolvenze aggiuntive tra 2026 e 2027. “L’aumento dei costi lungo le catene globali del valore e il deterioramento delle condizioni finanziarie stanno mettendo sotto pressione molte imprese”, sottolinea Aylin Somersan Coqui.
La crisi ha infatti amplificato la volatilità dei mercati energetici, fatto salire i costi di trasporto e aggravato le difficoltà nelle catene di approvvigionamento. Ne deriva una combinazione pericolosa: inflazione più alta, domanda più debole e credito più costoso. Le aziende più vulnerabili sono quelle con margini ridotti, elevato indebitamento e scarso potere di determinazione dei prezzi.
Lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente in caso di escalation. Un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico energetico globale, rischierebbe di interrompere l’offerta di petrolio e gas, con effetti a catena su prezzi e produzione industriale. In questa ipotesi, le insolvenze globali potrebbero salire fino al +10% nel 2026. Secondo Maxime Lemerle, l’impatto sarebbe particolarmente significativo in Europa occidentale e negli Stati Uniti.
Le ricadute si estendono anche al mercato del lavoro. Nel 2026, circa 2,2 milioni di posti potrebbero essere a rischio a livello globale, con un incremento rispetto all’anno precedente. I settori più esposti restano costruzioni, retail e servizi, già sotto pressione per l’aumento dei costi e il rallentamento della domanda.
In questo contesto, l’Italia si muove in linea con gli altri Paesi europei. Dopo tre anni di forte crescita delle insolvenze, il 2026 dovrebbe registrare un ulteriore aumento del +5%, raggiungendo circa 12.750 casi. I comparti più colpiti sono costruzioni e manifattura, ma anche commercio e turismo mostrano segnali di fragilità.
A incidere è in particolare la dipendenza energetica dall’estero, che rende il sistema produttivo italiano più esposto agli shock sui prezzi. Il 2027 potrebbe segnare una lieve stabilizzazione, ma su livelli ancora elevati, confermando un quadro economico caratterizzato da incertezza, costi elevati e crescita debole.
