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L’effetto della guerra in Medio Oriente si riflette già sui comportamenti di spesa delle famiglie, che mostrano una maggiore propensione al risparmio precauzionale. Il risultato è un indebolimento della domanda interna, accompagnato da una riduzione della fiducia e da un progressivo irrigidimento delle decisioni di consumo.

Il contesto macroeconomico resta fragile. Anche le previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicano una crescita dell’Italia contenuta allo 0,5% per il 2026 e 2027, tra i livelli più bassi in Europa, con revisioni frequenti legate all’elevata volatilità globale.

In questo scenario, anche variazioni limitate dei prezzi dell’energia producono effetti amplificati, traducendosi rapidamente in rincari diffusi e in un aumento dell’incertezza percepita dalle famiglie. Sul fronte delle imprese retail si osserva un calo dei volumi e una crescente difficoltà nel trasferire i costi a valle, con conseguente pressione sui margini.

Il rischio, secondo l’Osservatorio, è l’ingresso in una fase di attendismo diffuso, in cui consumatori e imprese rinviano decisioni di spesa e investimento, accentuando la debolezza del ciclo economico.

I primi effetti dell’incertezza dovuti alla guerra in Medio Oriente si vedono già e colpiscono trasversalmente tutti i settori”, ha spiegato Mario Maiocchi, direttore del centro studi Confimprese. “I consumatori adottano comportamenti più prudenti, penalizzando il retail. Più che un semplice rallentamento, si tratta di un segnale di fragilità della domanda interna rispetto agli shock esterni”

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