Nessuna roadmap sulla fine dei combustibili fossili. L’Italia insiste su crescita e coesione sociale. Dopo giorni di negoziati serrati, i 200 delegati presenti a Belém hanno approvato un documento finale che conferma la soglia di 1,5°C dell’Accordo di Parigi, ma senza una roadmap vincolante per trasformare gli impegni in azioni concrete. Un compromesso che evita lo stallo diplomatico ma lascia irrisolti i nodi più urgenti della lotta al cambiamento climatico.
Lula: “La scienza ha prevalso”
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, padrone di casa della Conferenza, non ha dubbi: «La scienza ha prevalso, il multilateralismo ha vinto». Dal vertice G20 di Johannesburg, Lula ha salutato l’accordo come una scelta di responsabilità in un anno segnato dal superamento – probabilmente permanente – della soglia dei +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. «La comunità internazionale si è trovata davanti a un bivio: continuare o rinunciare. Abbiamo scelto di andare avanti», ha affermato.
Correa do Lago promette due roadmap: “Proverò a non deludervi”
Alla plenaria conclusiva, il presidente della Cop30 André Correa do Lago ha riconosciuto che “qualcuno avrebbe voluto di più”, promettendo di guidare un nuovo processo in due direzioni: fermare e invertire la deforestazione da un lato, gestire una transizione “equa e ordinata” dall’altro. Due roadmap che definisce “inclusive e guidate dalla scienza”, nel segno del mutirão, la tradizione amazzonica della collaborazione comunitaria da cui prende nome la proposta brasiliana sul tavolo.
Europa: “Poca ambizione, ma lo sosteniamo”
Da parte europea, il clima è di cauto sostegno. «Non nascondiamo che avremmo preferito qualcosa di più, e più ambizione su tutto», ha dichiarato il commissario Ue al clima Wopke Hoekstra annunciando il via libera dell’Unione al testo elaborato dalla presidenza brasiliana. Una posizione che riflette la linea interna dei Ventisette, reduci dall’accordo sulla riduzione del 66–72% delle emissioni entro il 2035.
Italia tra diplomazia, imprese e radici culturali
Al vertice di Belém l’Italia era rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito il ruolo del nostro Paese nella definizione del nuovo target europeo e la necessità di un approccio «razionale ed equilibrato» alla transizione. «Non può esserci lotta al cambiamento climatico senza tener conto della questione sociale», ha avvertito Tajani criticando «obiettivi irrealistici» che rischiano di frenare competitività e industria.
Durante la missione, Tajani ha visitato il Padiglione italiano ospitato sulla piattaforma galleggiante AquaPraça, simbolo del contributo nazionale tra diplomazia, innovazione e cooperazione economica. Nel programma anche momenti culturali e sociali, come le tappe alla Basilica di Nazaré progettata da Gino Coppedé e alle realtà italiane impegnate nel sostegno sanitario e comunitario.
