Nuova relazione della Corte dei conti europea, secondo cui i programmi nazionali hanno privilegiato interventi più semplici e rapidi da realizzare rispetto alle ristrutturazioni profonde, in grado di garantire benefici energetici più consistenti e duraturi.
L’audit evidenzia che circa 43 miliardi di euro dei fondi del Recovery sono stati destinati alla riqualificazione delle abitazioni, ma l’allocazione delle risorse non ha premiato i progetti con il maggiore potenziale di riduzione dei consumi energetici. In molti casi, osserva la Corte, i criteri di selezione non hanno previsto una graduatoria basata sull’impatto energetico degli interventi né sulla priorità delle famiglie maggiormente bisognose, favorendo così una rapida capacità di spesa piuttosto che l’efficacia degli investimenti.
Secondo i giudici europei, questo approccio rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione. Le ristrutturazioni di media entità possono infatti mantenere gli edifici su livelli di efficienza limitati per molti anni, rendendo successivi interventi di riqualificazione più complessi e costosi. Al tempo stesso, continua a prevalere la domanda di opere circoscritte, come la sostituzione degli infissi o l’installazione di impianti fotovoltaici, mentre risultano meno diffusi gli interventi strutturali capaci di ridurre in misura significativa i consumi energetici.
La relazione richiama inoltre l’attenzione sulla carenza di indicatori orientati ai risultati. La maggior parte dei programmi misura infatti il numero di abitazioni ristrutturate o le superfici interessate dagli interventi, mentre solo una quota minima delle misure analizzate prevede obiettivi specifici di riduzione dei consumi energetici.
Critiche riguardano anche il sistema di monitoraggio. Gli attestati di prestazione energetica, utilizzati come principale strumento di valutazione, vengono considerati insufficientemente affidabili perché basati su consumi teorici e soggetti a margini di errore che possono alterare la stima dei risparmi effettivamente conseguiti.
La Corte sottolinea infine la scarsa attenzione al rapporto costi-efficacia degli interventi, elemento ritenuto essenziale per valutare l’impiego delle risorse pubbliche. L’analisi mostra infatti forti differenze tra gli Stati membri nel costo sostenuto per ogni unità di energia risparmiata.
Tra i casi esaminati figura anche il Superbonus italiano, destinatario di quasi un terzo delle risorse del Rrf dedicate alle ristrutturazioni. Secondo la Corte, il costo per unità di energia risparmiata è risultato circa quattro volte superiore alle stime iniziali, mentre il meccanismo di incentivazione, che prevedeva una copertura fino al 110% della spesa, ha consentito in alcuni casi un sostegno pubblico superiore al costo effettivo degli interventi. Un’impostazione che, secondo i giudici europei, rappresenta un esempio di utilizzo inefficiente delle risorse comunitarie.
Per la Corte dei conti europea, il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione in materia di clima ed energia richiederà in futuro una programmazione più selettiva, una maggiore attenzione ai risultati effettivi e sistemi di monitoraggio capaci di misurare i reali risparmi energetici prodotti dagli investimenti.
