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Country Risk Atlas 2026, Allianz Trade migliora il rating di 36 Paesi

Secondo la terza edizione del Country Risk Atlas, il rischio Paese globale è migliorato nel 2025, con 36 economie oggetto di upgrade a fronte di 14 downgrade, segnalando una dinamica positiva per gli investitori e le imprese, sebbene alcuni mercati chiave come Belgio, Francia e Stati Uniti evidenzino rischi persistenti nel medio termine.

L’Italia ha beneficiato di un upgrade a fine 2025 raggiungendo il rating A1, appena sotto il miglior rating Aa1, grazie a prospettive di insolvenze aziendali stabili, spread ai minimi storici e percezione del rischio da parte degli investitori in miglioramento, pur con crescita economica moderata prevista per il 2026 (+0,8%) e il 2027 (+1,0%), inflazione in calo intorno all’1,5% e deficit vicino al 3% del Pil, mentre il debito pubblico resta elevato ma in fase di stabilizzazione.

La pubblicazione, che analizza outlook economico, rischi e opportunità in 83 Paesi rappresentativi di circa il 94% del Pil globale, si basa su un modello proprietario aggiornato trimestralmente che combina indicatori di breve e medio termine e fattori di sostenibilità, offrendo agli operatori strumenti utili per orientarsi in un contesto geopolitico complesso, gestire la volatilità, proteggere i flussi di cassa e trasformare la valutazione dei rischi in vantaggio competitivo, come spiega Luca Moneta, Senior Economist for Emerging Markets di Allianz Trade. Gli upgrade del 2025 sono stati guidati da fondamentali macroeconomici più solidi, politiche fiscali e monetarie accomodanti e condizioni migliori sui mercati emergenti, mentre la stabilità politica, la disinflazione e le performance commerciali hanno rafforzato la resilienza in Europa e nella regione Asia-Pacifico.

Nonostante il numero contenuto di downgrade, il dato è quasi triplicato rispetto al 2024 e coinvolge economie che insieme rappresentano circa un terzo del Pil globale, sottolineando rischi persistenti per le imprese anche in Paesi ad alto reddito.

Allianz Trade evidenzia che la complessità della situazione macroeconomica globale, caratterizzata da shock convergenti e trasformazioni strutturali quali Ai, demografia, cambiamento climatico, commercio e regolamentazione, richiede un approccio selettivo e granulare nel risk management, monitorando attentamente trasferibilità, convertibilità, traiettorie fiscali ed esposizioni commerciali per garantire resilienza e sostenibilità delle operazioni internazionali. L’Italia, pur con sfide strutturali come bassa produttività e dipendenza energetica, vede una fragilità meno marcata grazie al calo degli spread sovrani, alla disciplina fiscale migliorata e alla percezione di rischio più contenuta, rappresentando oggi un Paese più resiliente e stabile per gli investitori e le imprese internazionali.

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