Il mercato dei crediti deteriorati archivia definitivamente la stagione del de-risking di massa e si avvia verso un nuovo equilibrio strutturale. Dopo anni caratterizzati da consistenti cessioni di portafogli e da una progressiva riduzione dei rischi bancari, il settore entra ora in una fase più stabile, nella quale la capacità di creare valore dipenderà sempre meno dai volumi disponibili e sempre più dall’efficienza nella gestione attiva degli asset.
Nel 2025 lo stock complessivo di Npe scende a 47,5 miliardi di euro, in calo del 6,7% rispetto all’anno precedente. Si riducono anche i flussi di nuovo credito deteriorato, che si attestano a 15 miliardi di euro, con una flessione del 12,3% rispetto ai 17,1 miliardi registrati nel 2024. Parallelamente, la Npe ratio si stabilizza al 2,6%, confermando un progressivo ritorno verso livelli di equilibrio in linea con il periodo precedente alla pandemia.
Ottava edizione dell’Osservatorio Npe, realizzato da Cribis Credit Management, società del Gruppo Crif, in collaborazione con Credit Village, che fotografa un mercato sempre meno orientato alla gestione di grandi masse di crediti e sempre più focalizzato sulla specializzazione degli operatori.
Anche il mercato delle cessioni conferma il cambiamento in atto. Il valore complessivo delle operazioni si riduce a 17,5 miliardi di euro, con una contrazione del 27% rispetto al 2024. In controtendenza cresce però il numero delle transazioni, segnale di una maggiore frammentazione dei portafogli e di un incremento della complessità operativa. Una dinamica che rende sempre più strategiche competenze specialistiche, capacità di analisi e modelli industrializzati nella gestione del credito.
Il mercato appare ormai sostanzialmente equilibrato tra operazioni sul mercato primario e mercato secondario, che rappresentano quote pressoché equivalenti dei volumi complessivi. Prosegue invece la contrazione del segmento Utp, con volumi in diminuzione, confermando il ridimensionamento generale del comparto dei crediti problematici.
Sul fronte dei comparti produttivi, il commercio all’ingrosso si conferma il settore con la maggiore esposizione al rischio di insolvenza, mentre emerge un peggioramento significativo nel settore agricolo, che supera le costruzioni nella graduatoria dei comparti più vulnerabili. Al contrario, risultano più contenuti i livelli di rischio nei settori farmaceutico, chimico, elettronico e nelle attività legate a mining, oil & gas e infrastrutture, che si confermano tra gli ambiti più solidi del sistema produttivo.
Secondo Andrea Capellini, Analytics Manager di Cribis Credit Management,” il mercato degli Npl sta vivendo un cambiamento strutturale: il vantaggio competitivo non dipenderà più dalla disponibilità di grandi stock di crediti, ma dalla capacità degli operatori di estrarre valore attraverso competenze analitiche e modelli gestionali sempre più evoluti”.
Sulla stessa linea Roberto Sergio, amministratore delegato di Credit Village, secondo cui “la contrazione dei volumi impone ai servicer e agli investitori una crescente iperspecializzazione. In questo scenario anche l’intelligenza artificiale diventa uno strumento determinante per aumentare efficienza e capacità di analisi, senza sostituire il contributo delle professionalità specializzate”.
