Un trend che segnala un progressivo rafforzamento della partecipazione femminile nei settori chiave dell’innovazione e della competitività europea.
Nel complesso delle attività economiche, nel 2024 le donne rappresentavano il 40,5% della forza lavoro tra scienziati e ingegneri. La presenza femminile risulta particolarmente elevata nei servizi ad alta intensità di conoscenza, dove raggiunge il 45,1%, e più in generale nel comparto dei servizi (45,0%). Più contenuta, invece, la quota nel settore manifatturiero, dove le donne costituiscono il 22,4% degli addetti con profili scientifici e ingegneristici, mentre nelle altre attività economiche la percentuale si attesta al 23,6%.
I dati evidenziano tuttavia forti differenze tra i Paesi membri. Nel 2024 le quote più elevate di donne scienziate e ingegnere si registrano in Lettonia (50,9%), Danimarca (48,8%), Estonia (47,9%), Spagna (47,6%), oltre a Bulgaria e Irlanda (entrambe al 47,3%). In questi Paesi la presenza femminile si avvicina o supera la parità, riflettendo politiche educative e del lavoro più inclusive nei confronti delle professioni Stem.
All’estremo opposto, la minore rappresentanza femminile si osserva in Finlandia (30,7%), seguita da Ungheria (31,7%), Lussemburgo (32,4%), Slovacchia (33,6%) e Germania (34,6%), a dimostrazione di come il riequilibrio di genere nei settori scientifici e tecnologici resti una sfida aperta anche nelle economie più avanzate.
Nel complesso, l’aumento del numero di scienziate e ingegnere rappresenta un segnale positivo per il mercato del lavoro europeo, chiamato a far fronte alla carenza di competenze Stem e alle esigenze della transizione digitale e verde. Tuttavia, la persistente sottorappresentazione femminile nell’industria manifatturiera e le marcate differenze territoriali indicano la necessità di politiche mirate su formazione, orientamento e carriera, per trasformare la crescita quantitativa in un effettivo riequilibrio strutturale.
