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Crisi Hormuz, le aziende italo-tedesche hanno retto, ma chiedono stabilità per ripartire

Il sondaggio Ahk Italien su 41 imprese associate: impatti gestibili, ma l’incertezza sull’accordo frena la programmazione. Il commento del presidente Parazzini.

A quattro mesi dall’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz, la Camera di Commercio Italo-Germanica (Ahk Italien) ha condotto un instant poll tra le proprie aziende associate per misurare l’impatto reale sulla loro operatività e raccogliere una valutazione di prima mano sull’accordo raggiunto il 18 giugno tra Washington e Teheran.

Sul versante degli effetti concreti, il 68% delle aziende intervistate riferisce conseguenze al di sotto delle aspettative più pessimistiche: il 44% segnala aumenti gestibili di costi e tempi di fornitura, pur sottolineando la necessità di una risoluzione definitiva della crisi; un ulteriore 24% ritiene l’impatto ancora sopportabile nel medio termine. Il 17% non ha registrato effetti significativi. Solo il 15% dichiara ricadute pesanti, con aumenti di costi e tempi che hanno inciso negativamente su investimenti, ricerca e occupazione.

Sulla tenuta dell’accordo, il 56% delle aziende giudica l’intesa ancora lontana dall’essere pienamente operativa, viste le complicazioni immediatamente successive alla firma. Il 39% la considera invece una base concreta su cui ricominciare a programmare forniture e flussi commerciali, continuando il trend che nel 2025 ha visto salire lo scambio italo-tedesco a circa 158 miliardi di euro. Il 5% teme un peggioramento della situazione per via delle ambiguità residue nel testo del memorandum.

“Nonostante il secondo shock energetico in quattro anni, ancora una volta i nostri associati dimostrano una capacità di adattamento significativa”, dichiara Roberto Parazzini, neo-presidente della Camera di Commercio Italo-Germanica. “I recenti dati della Commissione europea sull’indicatore del sentiment economico mostrano segnali incoraggianti per entrambi i nostri Paesi di riferimento: +1,7 punti per la Germania e +1,3 per l’Italia a giugno. Gli shock degli ultimi anni devono però essere un monito: la tenuta delle nostre imprese non può restare affidata alla sola capacità di adattamento. Servono soluzioni strutturali che puntino alla stabilità nel lungo periodo”.

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