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Dazi Usa, in otto mesi le Pmi italiane perdono 1,3 miliardi di export

La politica commerciale protezionistica degli Stati Uniti presenta un conto sempre più pesante per le piccole e medie imprese italiane. Secondo un’analisi di Confartigianato, tra agosto 2025 e marzo 2026 i comparti a maggiore presenza di Pmi hanno registrato una perdita di 1,293 miliardi di euro di esportazioni verso il mercato americano, pari a una media di 5,3 milioni di euro al giorno.

Nel periodo considerato, le vendite negli Usa dei settori maggiormente rappresentativi del tessuto produttivo italiano hanno subito una contrazione del 10,4%, invertendo bruscamente il trend positivo che aveva caratterizzato i mesi precedenti all’introduzione delle nuove misure tariffarie.

La manifattura paga il prezzo dei dazi

L’impatto delle tariffe statunitensi si è concentrato sul cuore della manifattura Made in Italy, colpendo in particolare i comparti ad alta specializzazione e forte vocazione all’export.

Tra i settori più penalizzati spicca quello dei mobili, che registra una flessione del 16,2%, con il solo comparto del legno che riesce a mantenere un andamento positivo (+1,8%).

Particolarmente pesante anche la situazione per il settore alimentare e delle bevande, che vede ridursi le esportazioni del 16%, mentre il macro-comparto composto da gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi segna una contrazione dell’8,4%.

Più contenuta la frenata della moda, che registra una diminuzione media del 2,3%, risultato di dinamiche differenti all’interno della filiera: soffrono il tessile (-10,3%) e l’abbigliamento (-4,3%), mentre mostrano una maggiore capacità di tenuta le produzioni di pelli e calzature, in crescita dell’1%.

In calo anche l’export dei prodotti in metallo, che arretra del 5,7%.

Lombardia e Veneto le più colpite

L’analisi evidenzia significative differenze territoriali nella capacità di assorbire gli effetti dei dazi.

Tra le principali regioni manifatturiere del Paese, la Lombardia registra la performance peggiore, con una diminuzione dell’export verso gli Stati Uniti pari al 10,4%. Segue il Veneto, che perde il 4,1%.

Al contrario, riescono a mantenere un andamento positivo l’Emilia-Romagna, che cresce del 2,6%, e soprattutto la Toscana, che mette a segno un incremento del 10,6%, dimostrando una maggiore resilienza delle proprie filiere produttive

Il commento di Granelli

Secondo il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, il rallentamento delle esportazioni italiane negli Stati Uniti è il risultato di una combinazione di fattori che va oltre il solo effetto dei dazi.

“Sulla frenata del nostro export in Usa pesano tre fattori concomitanti: l’impatto diretto dei dazi, il rallentamento del commercio globale e un vero e proprio dazio implicito rappresentato dal cambio valutario”, sottolinea.

“Occorre muoversi come Sistema Paeseconclude Granelli – con un impegno deciso del Governo e il coinvolgimento degli organismi che sostengono l’internazionalizzazione delle imprese, da ICE a Simest, da Sace a Cassa Depositi e Prestiti, per aiutare le Pmi ad affrontare una fase particolarmente complessa per il commercio internazionale”.

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