“Diamo atto al Governo e al Parlamento dell’accelerazione su un fronte che riteniamo strategico per la competitività del Paese”, afferma Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’Energia. Dopo anni di assenza dalle politiche energetiche, sottolinea, il nucleare può rappresentare una leva per rafforzare l’indipendenza energetica, contribuire alla stabilità dei costi dell’energia e accompagnare l’industria verso gli obiettivi di neutralità climatica.
Il rilancio della tecnologia nucleare in Italia dovrebbe puntare sugli impianti più avanzati, dai reattori di Generazione III+, in particolare gli Small Modular Reactor (Smr), fino ai futuri reattori di Generazione IV e agli Advanced Modular Reactor (Amr). Secondo Confindustria, queste tecnologie possono garantire una produzione elettrica stabile, basse emissioni, minori consumi di combustibile e maggiore prevedibilità dei costi, insieme a elevati standard di sicurezza attiva e passiva.
A livello globale il nucleare rappresenta circa il 10% della produzione elettrica e conta 62 reattori in costruzione in 15 Paesi, per una capacità complessiva aggiuntiva di 64,5 Gw. In Europa il peso della tecnologia è ancora più significativo, con una quota del 23% dell’elettricità prodotta nell’Unione europea. Sono inoltre 18 i Paesi europei che hanno programmi di sviluppo o strategie per il potenziamento dell’energia nucleare.
Secondo le stime citate da Confindustria, il costo della generazione nucleare sarebbe meno esposto alla volatilità rispetto alle tecnologie maggiormente dipendenti dal prezzo del combustibile, perché legato soprattutto alla fase di costruzione degli impianti. Le stime indicano un costo di generazione compreso tra 70 e 110 dollari per Mwh, in linea con altre tecnologie decarbonizzate e inferiore ai valori attuali dell’elettricità. L’associazione sottolinea inoltre che la produzione in serie e l’evoluzione dei sistemi potrebbero consentire ulteriori riduzioni dei costi.
Sul fronte industriale, oltre 70 aziende italiane sono già attive nella filiera nucleare, dalla progettazione dei reattori alla produzione di componenti e alla manutenzione degli impianti.
Per Regina “si tratta di un patrimonio industriale e scientifico che può costituire una base per lo sviluppo di un nuovo programma nucleare nazionale”. Le stime di Confindustria indicano, a regime, un potenziale di circa 117 mila nuovi posti di lavoro e un impatto economico annuo superiore a 50 miliardi di euro, pari a circa il 2,5% del Pil.
