È quanto sottolinea Invimit Sgr, chiamata a svolgere un ruolo operativo nel secondo pilastro del piano dedicato all’offerta abitativa sostenibile.
Al centro della strategia vi è il riuso degli immobili pubblici non più utilizzati a fini istituzionali dalle Pubbliche Amministrazioni. “Mi riferisco a quegli immobili in disuso da anni, che ho definito come ‘buchi neri’”, spiegano dalla società di gestione del risparmio controllata dal Ministero dell’Economia. Si tratta spesso di edifici abbandonati che, oltre a rappresentare un costo per la collettività, generano degrado urbano e problemi di sicurezza.
Secondo Invimit, la rigenerazione di questi compendi consentirebbe da un lato di recuperare aree degradate e dall’altro di creare nuova offerta abitativa e servizi sociali, senza ulteriore consumo di suolo. Un obiettivo considerato strategico in un contesto di crescente difficoltà di accesso alla casa nelle principali città italiane.
Il modello operativo delineato dal decreto punta infatti sul coinvolgimento diretto di Regioni, Comuni ed enti territoriali. Gli enti potranno conferire immobili in fondi immobiliari dedicati, ricevendo quote del fondo e partecipando così ai processi di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Non solo residenziale: potranno essere riconvertiti anche immobili con destinazioni differenti, come uffici pubblici non più utilizzati. “È molto importante che gli enti territoriali guardino al proprio patrimonio e lo mettano a disposizione di questo progetto”, evidenzia Invimit, che annuncia inoltre la realizzazione di un applicativo nazionale per censire e valutare gli immobili candidabili agli interventi.
Nel caso in cui gli enti non dispongano di patrimoni adeguati, oppure i costi di riqualificazione risultino incompatibili con l’obiettivo di garantire canoni sostenibili, il decreto apre anche alla possibilità di promuovere operazioni private di interesse pubblico. In questo scenario, gli enti locali potranno riconoscere formalmente il valore sociale e territoriale degli interventi, purché rispettino le due condizioni cardine della norma: housing a canone sostenibile e contenimento del consumo di suolo.
Sul piano operativo, Invimit conferma che il regolamento di gestione è stato avviato insieme al Dipartimento per le Politiche di Coesione e che l’obiettivo è completarne la definizione entro la fine di giugno. Successivamente verrà pubblicato un bando nazionale rivolto ai territori, con criteri condivisi con Regioni e amministrazioni locali per selezionare le operazioni da finanziare.
Per il mercato immobiliare e per la finanza pubblica, il Piano Casa rappresenta così un banco di prova rilevante: da un lato per aumentare l’offerta abitativa accessibile, dall’altro per accelerare la rigenerazione urbana attraverso strumenti finanziari e partnership pubblico-private.
