È quanto emerge dall’indagine promossa dall’Associazione Bancaria Italiana, dedicata agli impatti della dinamica demografica su mercato del lavoro, welfare, sistema produttivo e sviluppo economico.
Secondo lo studio, realizzato nell’ambito delle attività del Comitato tecnico strategico Abi “Evoluzione demografica e servizi bancari”, senza interventi correttivi il calo della popolazione in età lavorativa potrebbe tradursi in una riduzione del Pil superiore al 18% entro il 2050 e oltre il 30% entro il 2080.
L’indagine individua quattro principali leve strategiche per contrastare gli effetti della transizione demografica: occupazione giovanile, partecipazione femminile al lavoro, aumento degli occupati laureati e gestione dei flussi migratori regolari. Secondo le simulazioni elaborate dall’Abi, l’effetto combinato di interventi mirati su questi fattori potrebbe compensare integralmente, nel lungo periodo, l’impatto negativo del calo demografico sulla crescita economica.
Le proiezioni richiamate nello studio, basate sui dati Istat, indicano che la popolazione italiana potrebbe diminuire di oltre 13 milioni di persone entro il 2080, passando dagli attuali 59 milioni a circa 45,8 milioni. Parallelamente, la quota di popolazione con più di 67 anni salirebbe fino al 31% del totale.
La popolazione in età lavorativa scenderebbe dall’attuale 67,3% al 58,2% nel 2050 e al 57,3% nel 2080, con dinamiche particolarmente accentuate nel Mezzogiorno. L’indice di dipendenza demografica aumenterebbe sensibilmente: se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 49 persone tra giovani e anziani, nel 2050 ne dovrebbero sostenere quasi 72, che diventerebbero circa 75 nel 2080.
L’incidenza degli anziani sulla popolazione attiva passerebbe inoltre dal 30,5% attuale al 52,8% nel 2050 e al 54,7% nel 2080, con conseguenze dirette sulla sostenibilità del welfare, del sistema previdenziale e della crescita economica.
L’indagine evidenzia tuttavia come esistano margini concreti di intervento. Colmare il divario europeo nei livelli di occupazione femminile e giovanile, aumentare la quota di laureati occupati e favorire una gestione efficiente dei flussi migratori potrebbero infatti sostenere produttività e crescita nel lungo periodo.
Lo studio fotografa inoltre un settore bancario già impegnato nello sviluppo di strumenti e servizi per affrontare le nuove esigenze sociali ed economiche legate alla transizione demografica. Tra le aree considerate strategiche figurano il credito, la previdenza complementare, le assicurazioni, l’educazione finanziaria e le politiche per le pari opportunità, in una logica di crescente collaborazione tra pubblico e privato.
“La transizione demografica è un tema da gestire in modo strategico e secondo una logica di sistema”, ha dichiarato Gianni Franco Papa. “Il calo delle nascite, l’invecchiamento e la trasformazione della struttura della popolazione ci pongono di fronte a sfide economiche, sociali e culturali rilevanti”.
Anche il direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Marco Elio Rottigni, ha sottolineato la necessità di un approccio coordinato tra banche e istituzioni per affrontare il cambiamento strutturale in atto. “Interventi mirati su alcuni fattori chiave possono ridurre in misura significativa l’impatto negativo della dinamica demografica sulla crescita economica”, ha affermato.
