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Denatalità, Unione Italiana Food: “Non lasciamo sole le imprese. Serve un patto con le istituzioni”

È l’allarme lanciato da Unione Italiana Food in occasione dell’Assemblea pubblica “Rinascere in Italia: soluzioni oggi per la società e i consumi del domani”, dedicata agli effetti del calo delle nascite sulla competitività del Paese.

Dal 2008 l’Italia ha perso il 35,8% delle nascite e, secondo le proiezioni demografiche, entro il 2050 un italiano su tre avrà oltre 65 anni, mentre quattro famiglie su dieci saranno composte da una sola persona. La popolazione in età lavorativa potrebbe ridursi di 7,7 milioni di persone, con conseguenze dirette sulla disponibilità di competenze e forza lavoro.

Per l’industria alimentare il fenomeno rappresenta una doppia sfida: da un lato la riduzione dei lavoratori disponibili e il rischio di spopolamento dei territori produttivi, dall’altro il cambiamento delle esigenze dei consumatori.

L’associazione, che rappresenta 530 aziende, oltre 100 mila occupati e un export pari a 25 miliardi di euro, sottolinea come la difficoltà di reperimento di personale qualificato sia già oggi una criticità per molte imprese. A questo si aggiunge la perdita di giovani lavoratori: nel 2024 oltre 93 mila italiani tra 18 e 39 anni hanno lasciato il Paese.

Secondo Unione Italiana Food, nelle aree dove l’industria alimentare è più radicata, soprattutto nel Mezzogiorno, il calo demografico rischia di alimentare un circolo vizioso fatto di meno nascite, meno forza lavoro, spopolamento e indebolimento delle filiere produttive locali.

Le imprese del settore hanno già avviato iniziative a sostegno della genitorialità. Un’indagine interna evidenzia la diffusione di strumenti come congedi parentali rafforzati, programmi di rientro post-maternità, smart working e welfare aziendale.

Anche il settore alimentare sta cambiando in risposta alla nuova struttura della popolazione. La tradizionale logica del “carrello famiglia” lascia spazio a nuovi modelli di consumo: crescono monoporzioni, prodotti pronti, alimenti funzionali e soluzioni dedicate al benessere e all’invecchiamento attivo.

Nel 2025 le aziende associate a Unione Italiana Food hanno raggiunto un fatturato di 62 miliardi di euro, in crescita del 6,9% rispetto all’anno precedente. L’export ha toccato quota 25 miliardi di euro, con un incremento del 9,2%, confermando il ruolo strategico del settore per l’economia nazionale.

Tra i comparti più dinamici figurano il dolciario, gli integratori e i surgelati, mentre cresce la domanda di prodotti capaci di coniugare tradizione, praticità e valore nutrizionale.

Per affrontare la sfida demografica, Unione Italiana Food propone un’alleanza con le istituzioni basata su interventi strutturali: decontribuzione per i periodi di maternità e paternità, incentivi alle imprese family friendly, sostegno alla stabilizzazione dei lavoratori genitori, più posti negli asili nido e orari scolastici compatibili con le esigenze delle famiglie.

“L’industria alimentare ha sempre saputo leggere i cambiamenti della società e trasformarli in risposte concrete. Oggi la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni”, ha dichiarato Paolo Barilla, presidente di Unione Italiana Food. “Le aziende si sono già mosse su congedi, welfare e flessibilità, ma serve un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi sostenibile per le famiglie e neutrale per le imprese”.

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