Il commercio di prossimità italiano si trova davanti a un paradosso sempre più evidente: crescono gli addetti (+21,2% tra il 2015 e il 2025), ma si riduce drasticamente la rete distributiva, con oltre 86mila negozi di vicinato scomparsi nell’ultimo decennio e un saldo negativo che supera le 106mila unità rispetto al picco del 2018. Un fenomeno che non riguarda solo l’economia, ma investe direttamente la qualità della vita urbana, la coesione sociale e la vitalità delle comunità locali.
È questa la fotografia scattata dal primo Osservatorio sulla Reciprocità e il Commercio Locale, realizzato da Nomisma in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare, che evidenzia un’Italia profondamente eterogenea, ma accomunata da un rischio crescente di desertificazione commerciale.
Più occupati, meno negozi
Negli ultimi dieci anni il saldo delle unità locali segna un calo medio del -6,7%, toccando nel 2025 il punto più basso dell’intero periodo osservato. Una contrazione diffusa che coinvolge quasi tutte le città metropolitane, con poche eccezioni: Napoli, Messina e Reggio Calabria mostrano segnali positivi, mentre realtà come Bari, Roma, Torino e Bologna registrano flessioni significative.
Il Mezzogiorno, nel complesso, dimostra una maggiore capacità di tenuta, con alcune province in crescita. Al contrario, le contrazioni più marcate si osservano in diverse aree del Centro-Nord, segno di una trasformazione territoriale non uniforme.
La ristorazione traina, il commercio arretra
A livello settoriale emerge una forte divergenza. Da un lato, la ristorazione si conferma il vero motore di crescita, con un aumento del +26,2% delle unità locali e addirittura del +69,4% degli addetti. Un’espansione sostenuta da fattori come il turismo e i cambiamenti nei consumi.
Dall’altro lato, il commercio tradizionale arretra, soprattutto nei comparti più esposti alla concorrenza dell’online e alla contrazione dei consumi discrezionali. I dati sono particolarmente critici per cultura e svago (-28,0% gli esercizi) tessile e abbigliamento (-21,4%)
In questi settori si concentra una parte rilevante della perdita complessiva, con oltre 55mila negozi in meno solo nel comparto moda.
Crescono i ricavi, ma aumentano le disuguaglianze
Nonostante la contrazione della rete, i ricavi delle imprese sopravvissute crescono in media del +37,6% tra il 2015 e il 2024. Tuttavia, questo dato nasconde un forte squilibrio: mentre le grandi imprese consolidano la propria posizione, le piccole attività affrontano crescenti difficoltà di sostenibilità.
Ancora una volta è la ristorazione a guidare la crescita (+54,6% dei ricavi), seguita da bar, alimentari e ferramenta. Più deboli invece le performance dei settori già in difficoltà, come moda e cultura, penalizzati da cambiamenti strutturali nei comportamenti di consumo.
Affitti in aumento
A complicare il quadro interviene la dinamica dei costi immobiliari. Tra il 2015 e il 2025, i prezzi di compravendita dei negozi sono diminuiti in media del -9,0%, ma i canoni di affitto sono aumentati del +12,9%.
Un paradosso che pesa soprattutto sui piccoli esercenti e contribuisce alla loro uscita dal mercato. Nelle grandi città, come Milano, si registra una crescita significativa degli affitti a fronte di un calo dei valori di vendita, accentuando la pressione economica sulle attività locali.
Rischio sociale oltre che economico
La desertificazione commerciale non è solo una questione di numeri. La scomparsa dei negozi di vicinato implica la perdita di presìdi sociali fondamentali: luoghi di relazione, sicurezza e identità urbana.
Non a caso, l’Osservatorio sottolinea come il commercio locale resti centrale per sostenere non solo l’economia, ma anche la socialità e l’integrazione nei territori.
Il “Patto di Reciprocità” per invertire la rotta
Per contrastare questa tendenza, Nomisma propone un approccio strutturato basato su un “Patto di Reciprocità”, articolato in dieci punti programmatici. L’obiettivo è costruire modelli di sviluppo sostenibili capaci di invertire la rotta della desertificazione commerciale attraverso la collaborazione tra imprese, istituzioni e comunità locali.
