Il settore orafo italiano è cresciuto del 44% nel 2025 e attestatosi su una media di 4.877 dollari l’oncia nel primo trimestre 2026.
La domanda mondiale di gioielli in oro ha registrato un netto ridimensionamento, con un calo delle quantità del 18% nel 2025 e una contrazione ancora più marcata nel primo trimestre 2026 (-24%), particolarmente evidente negli Stati Uniti (-44%). Il fenomeno è legato all’aumento dei prezzi delle materie prime e all’incertezza economica globale, che ha ridotto sia i consumi sia gli investimenti nel comparto.
In questo contesto, il settore orafo italiano, dopo anni di crescita sostenuta, ha invertito la tendenza. Il 2025 si è chiuso con una flessione del fatturato del 5%, mentre i primi mesi del 2026 mostrano un peggioramento più significativo, con un calo del 10% del fatturato e del 29% della produzione. L’export si è attestato a 10,8 miliardi di euro, in riduzione del 21%, penalizzato soprattutto dal mercato turco; al netto di questo fattore, le esportazioni avrebbero comunque segnato una crescita del 7,6%.
Restano però segnali positivi da alcuni mercati strategici, in particolare Svizzera, Hong Kong, Canada ed Emirati Arabi Uniti, che confermano il ruolo di hub internazionale di quest’ultimo per la redistribuzione verso l’Asia.
Le imprese segnalano un contesto operativo sempre più difficile. Le principali criticità riguardano l’aumento del costo delle materie prime (indicato dal 68% delle aziende), il peggioramento della domanda interna (60%) e le tensioni geopolitiche (53%). Il conflitto in Medio Oriente, in particolare, ha inciso in modo significativo, riducendo i consumi di gioielli e rallentando la domanda internazionale.
Sul piano delle aspettative, emerge un netto cambio di percezione: la quota di imprese che prevede una riduzione del fatturato è salita dal 34% al 63%. Rimane invece stabile la propensione agli investimenti, con circa un quarto delle aziende intenzionato ad aumentarli per mantenere competitività e capacità di adattamento.
Il mercato interno appare sempre più polarizzato, con una forte crescita della spesa nelle fasce più ricche e un calo significativo nei segmenti a minore capacità di spesa. In parallelo, le imprese stanno reagendo puntando sulla diversificazione dei mercati, sulla revisione dell’offerta e sul rafforzamento dell’e-commerce.
