Portare l’export italiano a quota 700 miliardi di euro entro il 2027 non è soltanto un obiettivo numerico: è una dichiarazione che ridefinisce il ruolo della politica estera e della diplomazia economica nel sostegno al sistema produttivo nazionale.
La terza Conferenza Nazionale dell’Export e dell’Internazionalizzazione delle Imprese, svoltasi a Milano, ha segnato un punto di svolta in questa direzione, mettendo al centro un concetto chiave: senza una diplomazia più vicina alle imprese, il salto di qualità non sarà possibile.
La competizione globale si gioca sempre più sui mercati internazionali e richiede una presenza coordinata, strutturata e proattiva dello Stato al fianco delle aziende. In questo scenario, la Farnesina si trasforma profondamente, assumendo una duplice funzione politica ed economica. La nascita della nuova Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni rappresenta il simbolo di questa evoluzione: un punto di riferimento operativo per gli imprenditori e un centro di regia capace di coordinare la rete diplomatica come leva di sviluppo.
I numeri della Conferenza milanese confermano il crescente interesse delle imprese verso questo nuovo approccio. Oltre 2.000 partecipanti, migliaia di incontri richiesti e organizzati, e un coinvolgimento sempre più ampio di attori istituzionali e finanziari delineano un ecosistema in cui ambasciate, Ice, Sace, Simest e Cdp agiscono in sinergia. Le sedi diplomatiche, in particolare, non sono più soltanto presidi politici, ma veri e propri hub economici, chiamati a individuare opportunità, facilitare relazioni e accompagnare le imprese nei mercati più complessi.
Il 2025 è stato un anno intenso sotto questo profilo. Il Piano d’Azione per l’Export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale ha tradotto la strategia in iniziative concrete: missioni imprenditoriali, forum internazionali e migliaia di incontri B2B. Dall’India al Medio Oriente, dall’Africa all’Asia fino alle Americhe, l’Italia ha rafforzato la propria presenza economica globale, puntando su mercati dinamici e in crescita. Particolarmente significativo è il rafforzamento delle relazioni con economie emergenti e aree strategiche, dove la diplomazia economica diventa strumento essenziale per aprire nuovi spazi di mercato.
Accanto all’espansione geografica, emerge il tema della diversificazione. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e frammentazione commerciale, ridurre la dipendenza da pochi mercati è diventata una necessità strategica. La diplomazia, in questo senso, svolge un ruolo cruciale nel guidare le imprese verso nuove destinazioni e nel mitigare i rischi legati all’instabilità globale.
A supporto di questa visione si inseriscono anche nuovi strumenti strutturali, come il Centro di eccellenza per la formazione e la cooperazione internazionale a Firenze, pensato per sostenere soprattutto le Pmi nel percorso di internazionalizzazione. Formazione, attrazione di competenze e cooperazione allo sviluppo si intrecciano con le esigenze del sistema produttivo, creando un modello integrato che guarda al lungo periodo.
Il traguardo dei 700 miliardi richiede un gioco di squadra. Il potenziale inespresso dell’export italiano, stimato in circa 80 miliardi, rappresenta una riserva strategica che può essere attivata solo attraverso un’azione coordinata tra istituzioni e imprese. Il Made in Italy continua a godere di una reputazione globale solida, ma la competitività futura dipenderà dalla capacità di innovare, attrarre investimenti e garantire stabilità.
